Giovane Holden - Salinger Scrittore

Ultime sul Salingeriano Giovane Holden.

Premessa – Alla ricerca del metodo

Paucis natus est qui populum aetatis suae cogitat (Seneca Lettere a Lucilio – Chi si dà pensiero degli uomini del suo tempo, è nato per pochi).

Concludiamo il nostro Giovane Holden citando Seneca con la sua stoica volontà di ricercare quella buona fama presso i posteri. Ben consapevole dei futuri millenni di intercettazioni circa le sue lettere a Lucilio. La fama non sta solo nella complicità con i lettori contemporanei. Ma anche in quelli futuri, che forse non capiranno tutti i dettagli e le vicende riportate. Infatti il testo, con il passare degli anni, si opacizza e va interpretato sulla base delle informazioni storiche e sociali dell’epoca in cui l’autore visse. Verranno apposte le note, le diverse interpretazioni, i riferimenti storici. Perché i lettori del domani possano cogliere a pieno il senso del testo.

C’è solo un reale puro, al dunque, che può estrarsi dal discorso che è la realtà di un testo: è la consegna […] Un testo, proprio perché congegnato in un mezzo, viaggia piuttosto contro il tempo […] (G.Frasca, Il Rovescio d’autore, 2016, pag. 61)

[…]C’è almeno un punto, possiamo esserne certi, in ogni testo […] in cui […] l’autore si riflette d’un tratto nello sguardo attento del suo esecutore […] (G.Frasca, Il Rovescio d’autore, 2016, pag. 62)

Quando il medium si fa permeabile

Lo “sguardo dal testo” è quella parte di un medium i cui confini si fanno permeabili e sottili. In cui l’autore di un testo si ferma per portare il lettore nel retroscena e spiegare che cosa sta accadendo. Se potessimo fare un esempio, citeremmo Oliver Hardy, quando nei momenti di difficoltà guarda dritto nella telecamera. Quasi a cercare la complicità di un pubblico che sta dietro allo schermo.

Ecco, in questi momenti il testo si fa sottile. Una sorta di resis, quella parte della tragedia greca in cui il coro spiega al pubblico lo stato d’animo dei personaggi. Una specie di riassunto, una ricapitolazione.

Giovane Holden – Un ultimo sguardo

Il capitolo 25 di The Catcher in the Rye è sicuramente il luogo in cui JD Salinger si è impossessato del nostro giovane Holden. In questo capitolo il giovane Holden è appena scappato dall’appartamento del professore Antolini che, nonostante l’ultimo ambiguo evento narrato, rimane un personaggio molto positivo. Fu il professore Antolini a coprire con la propria giacca James Castel, il ragazzo suicida che si era spappolato a terra in uno spargimento di denti.

Nel capitolo 24 il nostro giovane Holden aveva detto al professor Antolini che il suo problema con l’inglese non era la composizione. Il suo problema era l’esposizione orale.

Per un corso in cui bisogna alzarsi in classe e fare un discorsetto. Sa come. Spontaneo e via dicendo. E se ci si mette a divagare, gli altri devono gridar piú in fretta che possono “Fuori tema!”. Roba che mi faceva diventare matto. Ho preso tre. (Traduzione di Adriana Motti)

Una narrazione, secondo il luogo comune deve essere semplice, senza ripetizioni né digressioni. Ma al nostro giovane Holden piace di più quando si salta da un argomento all’altro, parlando di uncle per digression.

Franny è una giovane Glass che, in questo racconto, ha una conversazione con un fidanzato davvero phony. In precedenza la ragazza aveva trovato nella stanza del fratello Seymour un libro – The Way of a Pilgrim – in cui si insegna la preghiera permanente. Una sorta di mantra che si ripete a loop nella mente e che alla fine del racconto porta Franny allo svenimento. Mentre le sue labbra involontariamente continuano a ripetere la preghiera permanente.

Alzate l’architrave, carpentieri (1963) – J D Salinger

In questo racconto l’alter ego di JD Salinger, Buddy Glass, si appresta ad andare al matrimonio del fratello Seymour con quella Muriel che abbiamo in contrato in A Perfect Day. Siamo nel 1944, Franny e Zooey, gli ultimi della famiglia Glass, sono con i genitori. I gemelli Walt e Waker stanno per partire per la guerra. Waker è un gesuita o un domenicano a seconda di quale racconto si tratti. La sorella Boo Boo parte volontaria per la marina.

Seymour non si presenterà mai al matrimonio mentre tutti sono in attesa.

Zooey (1957) – JD Salinger

Tornata a casa Franny continua a ripetere il suo mantra, mentre il fratello Zooey cerca di parlarle. Ma la sorella è ormai un caso clinico.

Seymour. Introduzione (1959) – J D Salinger 

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The catcher in the Rye

The Catcher in the Rye secondo appuntamento con Il Giovane Holden. 

Minima Moralia – Meditazioni sulla vita offesa (Adorno) 

Fa parte della morale non sentirsi mai a casa propria. Questo dice qualcosa del difficile rapporto in cui il singolo si trova con la propria proprietà, finché possiede ancora qualcosa.[…] Ma la tesi di questo paradosso conduce alla distruzione, ad una fredda insensibilità per le cose, che non può non rivolgersi anche contro gli uomini, e l’antitesi è – nell’istante stesso in cui è formulata – un’ideologia per coloro che, con cattiva coscienza, vogliono conservare il proprio. Non si dà vera vita nella falsa.

È necessario iniziare questa seconda parte su The Catcher in The Rye di JD Salinger citando un ebreo tedesco, filosofo, Adorno. Tutti gli studenti di sociologia dei processi culturali conoscono Theodor Adorno in comunione perenne con Horkeimer. Quasi una struttura fissa, idiomatica: Horkeimer e Adorno. Però Minima Moralia – Meditazioni sulla vita offesa (1951) è stato scritto da Adorno solo. L’altro che ricordate voi è Dialettica dell’Illuminismo.

Nel 1951 viene pubblicato anche un altro saggio: La sposa meccanica di McLuhan. La sposa meccanica è l’automobile, che per gli americani fa letteralmente parte della loro interiorità. In America non è più possibile isolarsi dal resto del mondo, neppure a casa propria, se non nell’automobile. Più la casa diventa permeabile ai flussi di informazione provenienti da radio e TV, meno è possibile nascondersi al suo interno.

Adorno, McLuhan, JD Salinger

Cosa ci fanno un comunista ebreo tedesco nato nel 1909 (Adorno) e un cattolico convertito canadese nato nel 1911 (McLuhan) e un ebreo non praticante e orientaleggiante nato nel 1919 (JD Salinger)? Non è una barzelletta, ma un sentimento comune che aleggiava già negli anni precedenti alla WWII.

Si può osservare che più è necessario ricorrere all’illusione e alla menzogna per mantenere lo status quo, più è necessaria la tirannide per mantenere l’illusione e la menzogna. Oggi il tiranno non governa più con il bastone o con il pugno di ferro, ma travestito da ricercatore di mercato pascola il suo gregge sui sentieri della praticità e della comodità. (McLuhan, The Mechanical Bride)

Facciamo finta di voler mettere in bocca a The Catcher in the Rye queste parole. Cerchiamo di interpretarle.

L’illusione e la menzogna sono necessarie per mantenere questo modo di fare politica. E più si usa illusione più c’è bisogno di un tiranno. Un tiranno che, però, non governa con il pugno di ferro, ma travestito da ricercatore di mercato.

Tutti hanno la sensazione che c’è qualcosa di falso, che viviamo in un mondo monopolizzato dalla menzogna. Tutti, il comunista ebreo, il cattolico della peggior specie e il bugiardo Holden parlano di quanto tutto sia immerso nel phony.

L’immaginario è il reo

La fine del sogno americano incrocia una sorta di totale sfiducia nei confronti dell’immaginario. Ed è nell’immaginario che si nasconde qualcosa di spaventoso.

Che cos’è l’immaginario se non una sorta di fangoso miscuglio di discorsi in cui ognuno di noi è immerso? Discorsi che auto-definiscono il nostro mondo, i modelli di comportamento, i modi di pensare. E tutti gli osservatori più sagaci, già da prima che la seconda guerra mondiale incombesse, si erano accorti che era l’immaginario ad avere qualche problema. Era l’immaginario il responsabile.

È tutta la pasta, la vigliacca pastaccia umana diceva Gadda, nell’incriminare la Storia di essere ingiusta nell’incolpare o lodare il singolo. Perché tutta la pasta doveva essere bruciata e imbrodataCome possiamo, sennò, giustificare un intero Paese, come l’Italia, che durante il ventennio ascoltava un cetriolone alla finestra raccontare loro le peggiori menzogne? Ma non solo in Italia, anche nella Russia Stalinista, nella Germania Hitleriana, in tutti i totalitarismi.

La vigliacca pastaccia umana.  

La radio è il messaggio

I mezzi servono. Il più fidato collaboratore di Hitler fu proprio Goebbels, cioè, il ministro della propaganda nazista e della radiofonia.

Durante una guerra tutte le nazioni vengono attraversate da pervasive propagande, anche le nazioni democratiche. Il motivo sta nel fatto che è necessario parlare al fronte interno, manipolare l’informazione in modo tale che non si deprimi l’animo dei cittadini. Lo sforzo bellico presuppone uno sforzo unanime da parte del popolo.

Fuori tiro – Minima Moralia (1944)

Nelle comunicazioni relative ad attacchi aerei mancano di rado i nomi delle ditte che hanno fabbricato gli apparecchi: Focke-Wulff, Heinkel, Lancaster appaiono al posto dei corazzieri, ulani ed ussari di una volta. Il meccanismo della riproduzione della vita, del suo assoggettamento e della sua distruzione, è immediatamente lo stesso, e quindi industria, stato e rèclame vengono fusi insieme. Il vecchio paradosso di liberali scettici, “la guerra è un affare”, si è realizzato: il potere statale ha rinunciato persino all’apparenza dell’indipendenza dall’interesse particolare e si pone ormai anche ideologicamente – poiché di fatto lo fu sempre – al suo servizio. Ogni menzione elogiativa della grande ditta in occasione della distruzione di una città contribuisce a farle il buon nome grazie al quale otterrà poi i migliori incarichi al momento della ricostruzione. (Adorno, Minima Moralia)

Di fronte ai documentari di guerra che Adorno vede, ecco la zoommata sulle marche dei bombardieri che distruggono e che andranno poi a ricostruire. Ma mentre Adorno è fuori tiro, Salinger è sotto tiro! E, infatti, nell’ottobre del ’44, quando il filosofo scrive, JD Salinger sta partecipando alla battaglia della foresta di Hürtgen.

La phony war: guerra fasulla di propaganda

Riprendiamo Minima Moralia di Adorno. 

Il calco reificato e irrigidito degli avvenimenti sostituisce per così dire gli avvenimenti stessi. Gli uomini vengono ridotti a spettatori di un documentario che non conosce più spettatori. Perché anche l’ultimo spettatore deve recitare la sua parte sulla tela. Proprio questo aspetto è alla base dello slogan, spesso criticato della phony war. (Adorno, Minima Moralia)

L’idea che dopo questa guerra la vita potrà riprendere normalmente o la cultura essere ricostruita, come se la costruzione della cultura non fosse già la sua negazione è semplicemente idiota. (Adorno, Minima Moralia)

Com’è possibile che possiamo tornare ad essere dei paesi democratici dopo tutto quello che è successo in Europa? Possibile che milioni di ebrei sterminati possano passare inosservati? Possiamo veramente tornare ad essere quelli di prima?

Finchè tutto procede per azione e reazione la catastrofe si perpetua. Si pensi solo alla vendetta di coloro che sono stati assassinati. Se altrettanti ne vengono uccisi dagli altri l’orrore si trasforma in istituzione. (Adorno, Minima Moralia)

Cioè, se davvero vogliamo vendicarci di quanto accaduto dovremmo sterminare tutti coloro i quali hanno permesso tale catastrofe. Ma in questo modo faremmo della distruzione un’istituzione, perpetuando la catastrofe stessa.

E se invece i morti non li vendichiamo e si usa clemenza, il fascismo impunito risulta, nonostante tutto, vincitore e dopo aver mostrato una volta come tutto va liscio si perpetuerà altrove. (Adorno, Minima Moralia)

Che cosa eviterà poi, passato un po’ di tempo, che una simile catastrofe ritorni?

La logica della storia è distruttiva come gli uomini che produce. (Adorno, Minima Moralia)

Non si torna da quella guerra.

The Catcher in the Rye – J D Salinger

Partiamo dal capitolo 18 di The Catcher in the Rye ovvero Il Giovane Holden. Nel precedente articolo abbiamo introdotto il libro e abbiamo tracciato le coordinate della interpretazione del romanzo. Sappiamo che The Catcher in the Rye è un romanzo che ha attraversato tutta la vita artistica di JD Salinger. Lo abbiamo visto attraverso la rilevazione di alcuni segni, che si riferiscono agli anni ’30. I film che piacciono a Phoebe, ad esempio, sono tutti del ’35 o del ’38. O anche il ballare il tip tap o il jitterbug. 

Nei capitoli 16, 17 e 18, però, abbiamo riferimenti al 1949, quando Holden dice di aver acquistato dei biglietti per I Know my love diretto da Alfred Lunt

Come ammazzare il tempo al cinema

Siamo al capitolo 18, tutto è avvenuto. Il giovane Holden ha appena scaricato Sally e si dirige al Radio City per ammazzare il tempo. Gira e rigira sempre al cinema va a finire!

Assiste prima ad un varietà natalizio e poi ad un film, che sembra quasi la brutta copia de I migliori anni della nostra vitaIl film è molto phony e parla di questo reduce che torna dalla guerra in stato di amnesia causata da una nevrosi di guerra. Sebbene fosse molto comune all’epoca un film del genere, la trama è stata interamente inventata da JD Salinger. Cioè, il film di cui parla nel capitolo 18 a pag. 163 non esiste.

Parlava di un inglese, Alec qualcosa, che va in guerra e all’ospedale perde la memoria e via dicendo. […] In realtà è un duca, solo che lui non lo sa. (pag. 163) 

Nella trama del film inventato il protagonista incontra una ragazza con la quale condivide la passione di Charles Dickens. Sicché scrive un libro grazie al quale diventa famoso e per cui viene riconosciuto dalla sua fidanzata di un tempo. Nel frattempo, però, il fratello medico della ragazza che ha appena conosciuta è anch’egli un nevrotico di guerra e anche un ubriacone. Però, alla fine, tutto si risolve: la madre di lei viene operata dal fratello medico ubriacone, che nel frattempo si riprende dalla nevrosi. Alec riacquisisce la memoria e sposa la ragazza.

Insomma, l’apoteosi del phony!

La guerra – Un’impresa da pazzi

A un certo punto, nel capitolo 18 di The Catcher in the Rye, ecco che spuntano alcune riflessioni sulla guerra.

[…] mi sono messo a pensare un po’ alla guerra e così via. I film di guerra mi fanno sempre quell’effetto. Non credo che reggerei se dovessi andare in guerra. Non reggerei proprio. (pag.165)

Non reggerebbe, prima di tutto perché dovrebbe condividere tempo e spazio con gli altri commilitoni. E questo ovviamente non può non farci pensare a tutte le volte in cui il ragazzo è stato picchiato. Proprio a partire dal suo compagno di stanza Stradlater.

Mio fratello D.B. nell’esercito ci ha passato quattro anni. Ha fatto anche la guerra con tanto di sbarco in Normandia e via dicendo, ma più che la guerra secondo me ha odiato l’esercito(pag.165)

Insomma, D.B. ha molte cose in comune con JD Salinger stesso. La differenza sta nel fatto che D.B non è stato mai sotto tiro, come Salinger, perché faceva da autista ad un generale. E che, per fortuna!, non ha mai dovuto sparare, perché:

[…] non avrebbe saputo da che parte sparare. Diceva che nell’esercito c’erano tanti di quei bastardi da fare invidia ai nazisti. (pag.165)

E semmai ci fosse un’altra guerra preferirebbe essere sparato di fronte ad un plotone di esecuzione. E addirittura afferma:

[…] sono felice che abbiano inventato la bomba atomica. Ci fosse mai un’altra guerra, io prendo e vado a sedermici sopra, altro che. (pag.166)

Cioè, se ci fosse un’altra guerra è meglio farla finita tutti!

The Catcher in the Rye – If a body catch a body

Nel capitolo 16 compare quel motivetto che dà il titolo all’intero libro The Catcher in the Rye. Il motivetto è preso da una canzone scozzese di Robert Burns, storpiato, però di un verbo (meetcatch). La canzone di Burns dice:

Gin a body meet a body
Coming through the rye;
Gin a body kiss a body,
Need a body cry? (pag 251)

Il motivetto viene canticchiato da un bambino sui sei anni, che cammina sul ciglio della strada, mentre i genitori non sembra si interessino del pericolo che corre.

Quella immagine di quel bambino chiuso in se stesso tranquillizza Holden.

L’attrazione di Holden per l’infanzia

Quante volte nel corso del romanzo abbiamo incontrato i bambini? E la venerazione che ha per la sorellina Phoebe? Per non parlare di quel bambino prodigio che fu il povero e defunto Allie?

In The Catcher in the Rye il giovane Holden sembra perennemente attratto dall’infanzia e lo manifesta attraverso l’immagine, nel capitolo 16, del Museo di Storia naturale.

La cosa migliore di quel museo, però, era che tutto rimaneva sempre esattamente dov’era. Nessuno si muoveva. (pag.142)

Nessuno cambiava mai. L’unico che cambiava eri tu(pag.143)

Il tempo passa, tutti cambiano, mentre l’eschimese sotto teca è rimasto identico. Holden non voleva uscire dall’infanzia e non voleva che le cose gli sfuggissero via di mano. Si potesse mettere tutto sotto teca!

L’infanzia è l’unico momento di pienezza. Per questo motivo il bambino che canticchia quel motivetto, a rischio della propria vita, perché cammina sul ciglio della strada rallegra Holden. Per JD Salinger l’unica possibilità di vita reale, non phony, è rimanere in una sorta di eterna fanciullezza.

Solo i bambini non si atteggiano. Solo i bambini non costruiscono una propria rappresentazione di sé all’interno di un immaginario. Quello stesso immaginario che nasconde qualcosa di spaventoso.

Certe cose dovrebbero rimanere come sono. Dovresti poterle mettere in una di quelle grandi teche, e poi lasciarle in pace. (pag.143) 

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Il giovane Holden - Salinger scrittore

The catcher in the Rye – Introduzione

Il giovane Holden è un romanzo di J D Salinger pubblicato in prima edizione nel 1951. Prevede un sapiente impiego della prima persona narrante, la quale snocciola eventi al presente. Sebbene gli avvenimenti fossero tutti terminati. Appare come una specie di diario in cui il giovane Holden richiama spessissimo l’attenzione del lettore, quasi tirandolo per la giacchetta. Un modo sicuramente da radiodramma, da speaker radiofonico che usa un linguaggio al limite del colloquiale.

In tutto il romanzo The Catcher in the Rye ci verranno date informazioni sulle vicende relative alla famiglia Caulfield, i fratelli prodigio, la piccola Phoebe e il defunto Allie. Per non parlare di quel D.B Caulfield scrittore, che però si è venduto ad Holliwood. Informazioni relative al carattere, ai comportamenti, alle passioni del sedicenne alto un metro e ottantanove. Il suo amore per la letteratura inglese e l’odio soffocato per il cinema. L’odio soprattutto per quel mondo phony in cui J D Salinger dev’essere stato perennemente immerso. Tanto da venirgli a noia e dedicarsi alla contemplazione a partire dal 1953.

La gente ipocrita, l’aria funebre che sempre aleggia su tutte le cose, la sensazione di stare da un momento all’altro per scomparire sono le costanti di un libro dal titolo controverso. The Catcher in the Rye, Il giovane Holden, Il terzino nella grappa.

Il giovane Holden – J D Salinger

Il paradosso del cretese o Antinomia del mentitore

Il giovane Holden spara, all’altezza del capitolo 3, quella che potremmo definire paradosso del cretese:

Sono il bugiardo più pazzesco che abbiate mai incontrato (pag. 20)

Secondo la spiegazione del paradosso, se un cretese – e si suppone sia stato per primo il cretese Epimenide di Mileto  – afferma una frase del genere attiva un inghippo risolvibile solo lasciando perdere la causa. Ebbene, se tutti i cretesi sono bugiardi, e io sono un cretese, e se questa frase è vera allora non è vero che tutti i cretesi sono bugiardi.
E se tutti i cretesi sono bugiardi e la frase è falsa allora sarà falso che tutti i cretesi sono bugiardi.

Insomma è vero o no che il giovane Holden è un bugiardo? Oh, per carità! Meglio lasciar perdere.

L’ala Ossenburger e le pompe funebri

Siamo ancora nel capitolo 3. Caulfield afferma che alla Pencey, la scuola di preparazione al collage da cui era stato sbattuto fuori, la sua stanza era nell’ala Ossenburger. Destinata a coloro i quali frequentavano l’ultimo e il penultimo anno. E che lui frequentava il penultimo anno, mentre il suo compagno di stanza, Stradlater, l’ultimo.

L’ala prendeva il nome da un certo Ossenburger che aveva frequentato la Pencey. Uscito da lì, aveva fatto una vagonata di soldi. Come? Aprendo in lungo e in largo per il Paese quelle pompe funebri che ti seppelliscono i parenti per meno di cinque dollari. (pag.20)

Eccolo l’alone di morte che aleggia sulla Pencey, classe 1932/33. È ovvio che su questi ragazzi suonino le trombe di una marcia funebre che porta il nome di Ossenburger.

Uno così è capace di ficcarti in un sacco, buttarti nel fiume e ciao. Ma alla Pencey ha regalato una barca di soldi, perciò gli hanno intitolato la nostra ala.

Beh, mi pare ovvio. Una sorta di investimento a buon rendere. E poi a ben vedere non è forse lo stesso Holden che nel capitolo 7 urla ai suoi cari compagni di dormitorio:

Sogni d’oro imbecilli (pag. 62)

A dire: dormite bene che non vi sveglierete più!

Torniamo al capitolo 3. Caulfield torna dalla chiacchierata a casa del professore di storia, Spencer. Il vecchio con il quale ha parlato nel capitolo 2, maledicendo ogni secondo il momento in cui aveva deciso di andarci. A un certo punto parla di un cappello che ha acquistato a New York:

Un cappello da caccia rosso, di quelli con la visiera lunga lunga (pag.22)

che tornerà spesso nel corso di tutto il racconto. Una specie di segno caratteristico del personaggio, che – come tutti i personaggi di J D Salinger – non hanno volto. Ma solo cappelli, capelli, gambe e caviglie. E, comunque, quel cappello non spara ai cervi, ma alle persone:

Questo è un cappello da caccia all’uomo. Io lo metto per sparare alle persone (pag.27) 

Disse Holden al brufoloso Ackley, quel tipo un po’ cattivo, sporco e assolutamente inappropriato.

Cultura orale e civiltà della scrittura

Mi sembra giusto citare ancora una volta lo scritto di Havelock, quando è così palese il sopraggiungere di un nuovo scontro cultura di casta vs cultura di massa. Specie quando il giovane Holden dice

Io sono abbastanza analfabeta (pag.22)

e nel mentre macina libri di ogni genere, è un asso di composizione, i suoi temi fenomenali sono riconosciuti da tutti, studenti e professori. E non sta forse leggendo un libro di un certo Isak Dinesen, La mia Africa?  Dice, inoltre, che il suo scrittore preferito è suo fratello D.B. (quando non scrive roba ipocrita per Holliwood) e Ring Lardner. Una contraddizione dopo l’altra il racconto di Caulfield, analfabeta ma amante di classici, come Il ritorno del nativo, di Thomas Hardy, che non a caso parla di ipocrisia delle classi agiate e una inarrestabile regressione all’infanzia.

Mi fanno impazzire i libri che quando hai finito di leggerli vorresti che l’autore fosse il tuo migliore amico, per telefonargli ogni volta che ti va (pag.23)

Ma il ragazzo, a detta sua, non telefonerebbe mai a Somerset Maugham, autore di Schiavo d’amore, che pure ha letto e che, però, niente a che vedere con quel pilastro che è Thomas Hardy.

Insomma la generazione di Caulfield è sicuramente basata sulla scrittura, ma vuoi mettere l’oralità della radiofonia?

Caulfield vs Copperfield

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. (Traduzione di Adriana Motti)

A dire: non vi parlerò alla Copperfield. Anche se gli adolescenti americani sono cresciuti con questo mito, con il quale hanno costruito la loro identità. Il rame di Copper e l’amnio di Caul. Il terreno comune (field) sarà nella chimica. E, comunque, anche se i due non si stringono la mano perché nati a un secolo di distanza, ci possono raccontare la TBC. Specie il sedicenne del 1933.

Ecco in pratica com’è che mi sono beccato la tbc e sono venuto qua per tutte queste visite mediche e accidenti della malora. (Traduzione di Adriana Motti)

The Catcher in the Rye: Un romanzo concepito in trent’anni

Ma quando è stato scritto The Catcher in the Rye? Il romanzo è stato pubblicato nel 1951, eppure si manifestano indizi che rimandano direttamente alla fine degli anni ’30. Riscontriamo tali indizi nel capitolo 4, quando il giovane Holden e il compagno di stanza Stradlater vanno ai gabinetti.

Mentre Stradlater si fa la barba comincia a fischiettare uno di quei pezzi Jazz che J D Salinger riporta abilmente. Come Song of India di Tommy Dorsey (1937) oppure Slaughter on Tenth Avenue di Richard Rodgers (1936). E quindi come fa un ragazzino degli anni ’50 a fischiettare musica anni’30?

Oppure quando inizia ad annoiarsi e comincia a ballare tip tap:

Mi sono messo a imitare uno di quei film. Un musical. Io i film li odio come la peste, però mi diverto un sacco a imitarli. (pag.34) 

Ricapitolando. Gli piace ballare il tip tap, alla Frad Astaire e Ginger Roger in uno di quei musical o, forse, stava parlando di Singing in the rain (1950) in quella scena con Gene Kelly falled in love. Però non sia mai a credere che gli piacciano i film (sempre per quel paradosso di cui sopra).

Stasera c’è la prima delle Ziegfeld Follies (pag.35)

Cioè, niente meno cita il nome di una serie di spettacoli teatrali degli anni ’10. Spettacoli teatrali di varietà, voci della strada, che poi sono diventate canzoni a sfondo satirico.

A me comunque del film non me ne fregava niente. Era una commedia, mi pare, con Cary Grant e non so chi. (pag.44)

Tutto l’immaginario del sedicenne è imbastito di riferimenti agli anni ’30. Il che lascia pensare che il romanzo è stato concepito e scritto a cavallo tra i ’30 e i ’40, pubblicato negli anni ’50 ed esploso negli anni ’60.

L’arte di raccontare – Prima di The Catcher in the Rye

In verità The Catcher in The Rye doveva essere pubblicato anni prima, nel 1941 sul New Yorker. La rivista era molto quotata e dava agli scrittori un cospicuo compenso, fino ad un ammontare di 5000 dollari.

La storia di Caulfield che scappa dalla scuola dove era stato cacciato, il dialogo con Spencer e poi l’infiltrazione a casa dei genitori. L’ammonimento della sorellina Phoebe, la volontà di non voler più tornare a scuola sono tutti episodi narrati in questo racconto pubblicato sul Collie’s Magazine nel  ’45: I’m Crazy.

Insomma, una sfiga! Alla fine il racconto venne pubblicato nel ’46 a guerra finita, ma con un altro nome Slight Rebellion off MadisonIn questo racconto si narra delle vicende di Holden nei capitoli 17 e 18, quando il ragazzo incontra Sally Hayes prima e Carl Luce poi. Disgraziatamente doveva essere pubblicato agli inizi di dicembre, ma il New Yorker decise di rimandare la pubblicazione a causa di quell’operazione Hawaii, il 7 Dicembre 1944, a Pearl Harbor.

Sicuramente, quindi, è un libro i cui pezzi sono stati scritti in anni diversi e poi assemblati solo postumi. Lo stile, però, è sempre lo stesso: quello di uno speaker, di un dj, potremmo dire oggi. Di chi usa sapientemente quell’arte di raccontare, in prima persona, a mo’ di biografia. Un po’ come Il fu Mattia Pascal (Pirandello), con quel modo loro di usare la prima persona. Simulando l’oralità come quando ci si metteva alla radio per raccontare e ipnotizzare le grandi masse. Tuttavia, negli anni ’40 il cinema era diventato uno strumento pervasivo. Invece the catcher no, lui odiava il cinema.

Caulfield e il futuro

Odia il cinema, così come odia quelli che gli gridano, mentre se ne sta andando “Buona fortuna”.

È una frase terribile, se uno ci pensa. (pag.19)

Dio, come odio quando mi gridano “Buona fortuna!” mentre me ne vado da un posto! È deprimente(pag.237)

E lo fa deprimere anche quando si parla di futuro, quando sarà troppo tardi (pag.18). Come se pensare al suo futuro lo facesse sentire già morto.

Anzi ha proprio una strana sensazione, ogni volta che attraversa la strada e si sente di scomparire

Ogni volta che arrivavo alla fine di un isolato e scendevo dal maledetto marciapiede, avevo la sensazione che non sarei mai riuscito ad arrivare dall’altra parte.[…] e che nessuno mi avrebbe mai più rivisto. (pag.232)

Il fatto è questo. Il giovane Holden è uno dei Caufield che andranno in guerra e risulterà scomparso. Sicché per evitare che risultasse disperso J D Salinger fa in modo che Holden si rompa la mano da piccolo, così che non possa impugnare alcuna arma.

Lo troviamo sia nel racconto Last Day of the Last Furlough (1944) in cui si parla di un Vincent Caufield, una specie di fratello maggiore. My brother Holden is missing, dice a un certo punto Vincent a Gladwaller.

In This Sandwich Has No Mayonnaise (1945) Vincent Caufield è in Georgia e ripensa ancora a suo fratello: And now they’re trying to tell me he’s missing. Missing. Who’s missing? Not him.

in The Stranger Gladwaller comunica alla fidanzata di Vincent che Vincent stesso è morto.

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