Leggere le parole. Psicologia del linguaggio

Leggere, decodificare, interpretare

Leggere le parole attiva una serie di processi mentali, la cui durata si risolve in una manciata di secondi. La lettura risulta, quindi, essere un’attività che svolgiamo senza grosse difficoltà. Ma ci siamo mai chiesti che cosa accade mentre lo facciamo? Riusciamo ad immaginare un modello mentale in grado di rispondere a tale domanda?

Nelle puntante precedenti, in riferimento all’articolo sul Modello Lògogen, abbiamo imparato che le lettere e le parole sono importanti per leggere. La lettura risulta, quindi, essere una decodifica di segni che, in modo automatico, associamo ad un significato. Per farlo utilizziamo una moltitudine di sistemi: quello visivo, quello cognitivo (memoria, apprendimento, problem solving) e, ovviamente, quello neurale.

Quando abbiamo parlato del Modello Lògogen abbiamo imparato alcune informazioni:

  • che è un modello Top-down, quindi parte dalle parole intere e non da lettere o tratti;
  • che impiega la frequenza delle parole per raggiungere la soglia di attivazione;
  • che, grazie al sistema semantico, attiva i vicini ortografici (cane-pane-vane).

Noi, però, non ci accontentiamo di così poco. Il modello non ci pare abbastanza definito, anche perché qui parliamo di semantica, ma i vicini orografici rientrano nella ortografia e in quelli che vengono definiti fattori distribuzionali per il riconoscimento delle parole. Li vedremo meglio nelle prossime puntate.

Adesso continuiamo ad occuparci dei modelli di lettura.

Il modello standard a due vie

Dopo aver parlato di Pandemonium e Lògogen è ora di parlare di un altro modello importantissimo per la psicologia del linguaggio: il Modello standard a due vie.

Questo modello viene impiegato per spiegare le capacità di lettura sia in lingue trasparenti sia in quelle opache. È costituito da due “strade” cognitive, che danno il nome al modello: la via lessicale e la via extralessicale. Inoltre è presente il buffer, una sorta di memoria ecoica di tipo temporanea.

Le parti del modello sono state ricavate attraverso gli studi effettuati sui pazienti affetti da dislessia, una disfunzione di cui parleremo nel dettaglio nel prossimo articolo.

Lettura delle parole e processi cognitivi

Il modello può essere spiegato nel seguente modo:

  • A partire da uno stimolo esterno – in questo caso – visivo, ovvero una parola scritta, viene attivata la componente percettiva (analisi visivo-ortografica)
  • Si effettua un riconoscimento di tratti e lettere che attiva due vie:
    • La via lessicale:
      Lessico mentale ortografico di input – Sistema semantico – Lessico fonologico di output;
    • La via extralessicale:
      Conversione dall’ortografia alla fonologia.

Abbiamo detto che le parti del modello sono state ricavate studiando i dislessici (cioè coloro i quali hanno difficoltà nella lettura di parole scritte e non nell’articolazione orale di parole – quelli sono gli afasici!). Lo studio delle dissociazioni risulta decisivo per l’individuazione dell’architettura cognitiva “normale” delle persone. Se, quindi, ci sono persone che riescono a leggere le parole, ma non a capirne il senso, è evidente che leggere e interpretare sono due attività distinte e separate.

Le parti del modello

Il Modello Stadard a due vie è stato sviluppato per spiegare i processi di lettura dei parlanti di lingue ad ortografia opaca, come ad esempio gli inglesi. Nel caso della lingua inglese, infatti, i lettori non decodificano le parole decomponendole lettera per lettera, ma le visualizzano come un tutt’uno. Ovvero, non c’è una conversione grafema-fonema: l’applicazione delle regole di corrispondenza tra scritto e parolato. La parola viene visualizzata per intero: forma, suono e significato.

Le parti sono:

  1. Lessico ortografico di input: Riconoscimento ortografico delle parole;
  2. Sistema Semantico: Attivazione della rappresentazione semantica;
  3. Lessico fonologico di output: Informazioni sulla corretta fonazione delle parole;
  4. Buffer fonetico: magazzino temporaneo per l’immagazzinamento della parola vista.

Riepilogo delle fasi del Modello a due vie

Un modello è una rappresentazione concettuale di un evento, un fenomeno o un oggetto di studio. Viene costruito attraverso un diagramma di flusso costituito da fasi che si attivano in sequenza. Attraverso il processo di astrazione vengono individuate le proprietà caratteristiche di un fenomeno, per identificarne i confini. In questo caso si parla di modelli di lettura, che ci interessano per rappresentare il modo in cui avvengono i processi cognitivi che ci permettono di leggere.

Le proprietà del modello possono essere racchiuse nelle seguenti fasi:

  1. Analisi visivo-ortografica – INPUT
  2. Pronuncia della parola tramite Buffer Fonologico – OUTPUT

Strade che possono attivarsi:

  • Via lessicale diretta: riconoscimento della parola per intero (⬇︎ t)
  • Via lessicale indiretta: Decomposizione della parola e riassemblamento (⬆︎ t)

Le parole ortograficamente regolari possono essere lette sia attivando la via lessicale sia quella extralessicale. Invece, quelle non regolari possono essere lette solo tramite la via lessicale, poiché è solo da questa strada che si accede alla forma fonetica complessiva di quella parola.

Il vantaggio di tale modello è che spiega i processi di lettura di parole conosciute e non, e anche di non parole.

Modello IAM – Interactive Activation Model

Secondo McClelland e Rumelheart, leggere è un processo interattivo che impegna tratti, lettere e parole. A differenza del modello a due vie, quindi, non c’è sequenzialità nelle fasi di attivazione, ma interattività dovuta a legami di tipo eccitatorio o inibitorio.

Leggere con Interactive Activation Model

 

Il modello può essere spiegato nel seguente modo:

  • tratti ortografici sono le unità di primo livello che vengono attivate sulla base delle linee presenti nella parola in input;
  • Le lettere astratte sono le unità del secondo livello. Si dice “astratte” perché sono indipendenti dalla forma in cui vengono espresse (vi ricordate? Leggo L, L ma anche L);
  • Le parole sono le unità del terzo livello in cui sono riportate le sagome globali di tali parole.

Il sistema ha diverse caratteristiche:

  • è parallelo, cioè le attività vengono svolte in contemporanea: ad esempio, mentre il sistema elabora i tratti invia i risultati parziali dell’analisi a tutti gli altri livelli;
  • è interattivo, cioè l’elaborazione della parola viene influenzata sia dai tratti sia dalle parole globali, che vengono attivate dai tratti parzialmente analizzati;
  • ha legami tra livelli di tipo inibitorio o di attivazione, ovvero le lettere e le parole compatibili sono collegate da legami facilitatori, mentre quelli non compatibili sono inibiti.

Riepilogo del Modello IAM

Il modello è costituito da tre livelli di rappresentazione della parola:

  • Tratti – Attivano lettere compatibili
  • Lettere
  • Parole – Attivazione di parole compatibili o inibizione di parole non compatibili

I legami possono essere di tue tipi:

  • Inibitori – Nello stesso livello
  • Eccitatorio o inibitorio – Tra livelli

L’interattività, ovvero il feedback di ritorno dalla parola alla lettera, non riguarda i tratti. Questi ultimi attivano le lettere solo in via ascendente.

Un esempio per capire il funzionamento del modello IAM

Mettiamo che dobbiamo leggere la parola CASA e che si attivi il livello dei tratti per elaborare la prima lettera della parola. La lettera è costituita da una linea curva, quest’ultima presente anche in o anche in O, ma non in N, T, V.

Quindi la linea curva attiva C, G, O e inibisce N, T, V ecc. Contemporaneamente le lettere individuate attivano tutte le parole costituite da 4 lettere (cane, gare, onta) con una linea curva in posizione iniziale. Si passa, quindi, alla scansione di tutti i tratti, lettere e parole. Più i nodi dei rispettivi livelli ricevono attivazione tramite l’interazione tra i livelli stessi, più l’output finale sarà corrispondente all’input.

L’interazione si basa sul concetto di circuito retroattivo di propagazione (feedback di ritorno) secondo cui le unità lessicali attivate inviano un messaggio di ritorno al livello precedente. Ovvero se si attiva CASA, il nodo delle lettere C, A, S, A ricevono un feedback dalla parola. Questo feedback spiega il Word Superiority Effect: l’effetto di superiorità della parola (minor tempo di riconoscimento per una parola reale rispetto a una parola non nota o non esistente).

Per un approfondimento vi consiglio di lettere il capitolo 6 di Cacciari (paragrafo 2.1, pag. 194-196) e il cap.2 di Laudanna (pag. 37-47).

Nel prossimo articolo si farà un approfondimento sulla dislessia e sulle altre disfunzioni linguistiche.

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Il linguaggio in neuropsicologia

Il linguaggio e le parole – Un’introduzione

Nel precedente articolo si è parlato dei tipi di scrittura e sono stati illustrati alcuni test psicologici sul linguaggio. Inoltre è stato spiegato il modello Pandemonium, che può essere considerato il capostipite di tutti i modelli del nostro campo di studi: il linguaggio.

Vediamo gli asserti che abbiamo imparato nelle precedenti puntate:

  • Il riconoscimento delle lettere avviene più facilmente in parole che hanno un senso;
  • Esistono stadi di elaborazione globale nel riconoscimento della parola. Tali stadi sono presenti nei modelli top-down bottom-up che viaggiano paralleli;
  • Le prove della globalità sono gli esperimenti sul riconoscimento dei tratti.

Ma vi sono altri componenti rilevanti nella lettura di parole?

Il Ruolo delle lettere

Diversamente dalla percezione sonora del parlato, la parola scritta è segmentata nello spazio bianco. Le difficoltà, infatti, nell’apprendimento di un’altra lingua diversa da quella madre risiedono proprio nella difficoltà di segmentare il parlato.

Altra cosa è il linguaggio scritto che, come sappiamo, ferma il tempo e può andare a ritroso. Se non capisco una parola posso sempre guardare indietro!

Il linguaggio scritto attiva il sistema visivo e diverse zone del cervello, che possono essere studiate attraverso la risonanza magnetica funzionale (fMRi).

Il sistema visivo

Quando leggiamo qualcosa il primo organo che attiviamo è l’occhio. Qui sono presenti:

  • La fovea, ovvero la zona ad alta risoluzione in cui sono concentrate le cellule fotorecettrici (i coni);
  • La parafovea, ovvero la zona confinante la fovea;
  • La periferia.

Le lettere e tutti i dettagli del foglio vengono visti dalla fovea; tutto quanto è intorno a ciò che vediamo e guardiamo risulta essere sfocato; il resto non è presente nel campo visivo. Questo è il motivo per cui muoviamo gli occhi (saccadi) oppure ci fermiamo su un punto del foglio (fissazioni). E, ancora, torniamo indietro (ricorsioni).

In pratica quando leggiamo acquisiamo informazioni sulle parole-contenuto (verbi, nomi) saltando anche fino a 9 caratteri. Le parole-contenuto vengono fissate di più rispetto alle parole-funzione (articoli, congiunzioni, preposizioni), per una durata media di 225-250 ms. Dunque, è chiaro che la lettura è un processo automatico e, ovviamente, rapido.

Tale rapidità avviene in quanto alla fovea si aggiunge la parafovea: è come se mentre stiamo guardando una parola abbiamo già l’anteprima di ciò che sta intorno a quella parola. L’anteprima di quello che viene dopo è una sorta di priming semantico, che va a rafforzare la lettura e il riconoscimento della parola successiva.

Per quanto riguarda la zona del cervello specializzata nel processo di lettura essa è il giro fusiforme.

il linguaggio nelle zone cerebrali

Il giro fusiforme è un’area specifica dell’emisfero sinistro, che risponde significativamente alle lettere rispetto ad altri stimoli, come i numeri arabi.

Quando parleremo delle zone del cervello e dei disturbi linguistici ci occuperemo nello specifico della specializzazione dell’emisfero sinistro per il linguaggio. Per il momento, vi basti sapere, però, che anche l’emisfero destro viene impiegato per le attività linguistiche.

Eventuali rotture del canale che collega i due emisferi possono provocare danni irreparabili per il linguaggio.

Le lettere e il linguaggio

Torniamo alle lettere.

Nelle ortografie di tipo alfabetico, le lettere sono unità percettive di base presenti in uno spazio specifico. Sono, inoltre, unità astratte, in quanto sono indipendenti dalla loro manifestazione fisica.

Questo vuol dire che puoi riconoscere la lettera L, ma anche oppure L. Attiviamo, cioè, la rappresentazione astratta della lettera al di là dal modo in cui viene scritta.

Quando uno stimolo viene ripetuto oralmente, la sua traccia rimane nella memoria ecoica. Questa “anteprima sonora” della lettera facilita la riattivazione della lettera stessa e, quindi, il suo riconoscimento. Tale facilitazione viene chiamato effetto priming.

Test – Compiti sperimentali

Il metodo sperimentare per studiare il linguaggio

Quando ci occupiamo di psicolinguistica e neuropsicologia non possiamo non studiare gli esperimenti effettuati per comprendere il linguaggio. E avvalorare ipotesi.

Nella ricerca sperimentale viene utilizzato il metodo scientifico, pertanto, sarà necessario munirci di una serie di elementi:

  1. Un’ipotesi
  2. Una procedura sperimentale (il modello di ricerca);
  3. Un disegno sperimentale (quali sono le variabili da osservare);
  4. Costanza e impegno per la conduzione dell’esperimento;
  5. Raccolta e analisi dei dati;
  6. Un’interpretazione dei dati

Per interpretare i dati abbiamo di certo bisogno di una misura. Quella maggiormente impiegata è la cronometria mentale. Quanto tempo impiegano i nostri processi mentali?

La cronometria mentale

Tutto ciò che occorre sapere sulla cronometria mentale sono tre semplici assunti:

  1. I processi mentali sono scomponibili e richiedono tempo;
  2. Un processo mentale è la trasformazione di un Input in un Output;
  3. Quanto più tempo impieghiamo per tale trasformazione quanto più complessi sono i processi.

Compiti on-line per studiare la comprensione

Ci sono due grandi tipi di compiti sperimentali: quelli on-line e quelli off-line. Ci soffermeremo su quelli on-line, perché riflettono lo svolgersi in tempo reale dei nostri processi cognitivi. E perché sono quelli che vengono più frequentemente svolti nel LAPSUS, il laboratorio di linguistica sperimentale dell’Università di Salerno.

Tra questi ricordiamo due compiti on-line:

  • Decisione Lessicale: Il compito consiste nello scegliere se le stringhe di lettere, che compaiono sul monitor, siano o meno appartenenti al dizionario italiano. Cioè se, ad esempio, TAVOLO è una parola o una non-parola (TABOLO). Alcune volte il compito viene svolto impegnando sia la memoria iconica sia quella ecoica;
  • Masked Priming: consiste nella presentazione di uno stimolo (dottore) in un breve arco di tempo (ad esempio 60 ms). Subito dopo la parola viene rimpiazzata da un mascheramento (####). In seguito viene presentata la parola target (infermiera). Anche se dottore non viene ricordato, infermiera viene riconosciuto molto più velocemente rispetto alla presentazione della parola senza priming.

Peressotti e Grainger: La posizione delle lettere

Un esperimento che può rientrare nel novero del priming per mascheramento è quello che è stato effettuato da Peressotti e Grainger nel 1999. I due hanno studiato il riconoscimento di una parola francese BALCON preceduta da due sequenze diverse: b_lc_n blcn.

La sequenza b_lc_n facilitava il riconoscimento della parola balcon, in quanto tale sequenza faceva da priming per l’attivazione della parola francese. Inoltre sono implicitamente veicolate informazioni circa la posizione delle lettere mancanti. Sicché, è evidente che le lettere giochino un ruolo importante nel riconoscimento delle parole.

E, invece, le parole intere?

Il ruolo delle parole

Il ruolo delle parole, come elementi determinanti per i processi di lettura e comprensione, è già emerso in precedenza. Quando abbiamo parlato dell’effetto di superiorità della parola nei compiti di masked priming (pansera vs pensare) siamo già arrivati a farci un’idea.

Inoltre sono stati svolti numerosi studi su pazienti che soffrono di disturbi del linguaggio. È emerso che il problema riguardava la capacità di astrazione. Ovvero tali pazienti non avevano alcun problema nel riconoscimento delle parole, ma ne avevano nel riconoscere oggetti e dare loro un nome.

Sicché tratti, lettere e parole sono determinanti per la lettura. Quello che ci chiediamo, allora, è: come avviene il processo? Se il word superiority effect ci dice che è la parola quella che viene prima, mentre Peressotti e Grainger ci hanno mostrato che anche la posizione delle lettere influenza i processi cognitivi, allora la risposta è una.

I tre livelli agiscono in maniera interattiva: lettere e parole si attivano per feedback. Per spiegarlo usiamo i modelli di lettura del riconoscimento della parola scritta.

Modelli di lettura per il linguaggio

Eravamo rimasti al ruolo dei tratti nel riconoscimento delle parole. Ovvero: secondo Hubel e Wiesel, dal momento che i mammiferi riconoscono i tratti visivi grazie a quella zona del cervello chiamata corteccia cerebrale, è plausibile che la lettura parta proprio dai tratti. Eppure, grazie agli studi di word superiority effect e alle perplessità emerse dal modello Pandemonium (Selfridge), ci si è chiesti se non sono le lettere ad avere un ruolo decisivo per la lettura. Appurato che anche le lettere hanno un ruolo decisivo, altra domanda che ci poniamo è: in che modo i tre livelli vengono attivati per leggere?

Il modello Lògogen (Morton)

Nel modello Lògogen si assume che ogni parola è presente nel nostro dizionario mentale, ovvero una sorta di catalogo di entrate lessicali in cui abbiamo inserito tutte le parole di una lingua. Oltre alle parole vengono inseriti i significati e le altre associazioni e relazioni, che nel corso del tempo abbiamo appioppato alle parole. Questo vuol dire che oltre alla definizione di gatto, nel mio dizionario mentale ci saranno anche i legami associativi relativi a ciò che la mia gatta mangia, le sue abitudini e i suoi comportamenti. Il dizionario mentale, quindi, non è una base di dati elettronica. Il numero di parole archiviate in memoria cambia di persona in persona, così come il peso che diamo ad esse.

Secondo il modello Lògogen le parole hanno un peso, ovvero un livello di attivazione a riposo che può essere aumentato a seconda di quanto è frequente quel logogen nel nostro dizionario mentale. Inoltre c’è la soglia di attivazione di un logogen che deve essere superata affinché avvenga l’identificazione.

In pratica se la parola è ad alta frequenza, ad esempio cane, la soglia di attivazione sarà più bassa. Se la parola è a bassa frequenza, ad esempio corroborare, la soglia di attivazione sarà più alta. In poche parole: la soglia di attivazione è inversamente proporzionale alla frequenza d’uso di una parola.

Funzionamento del modello

Il linguaggio - Modello logogen

Nell’immagine riportata è possibile osservare il modello di Morton per il riconoscimento delle parole scritte a partire da uno stimolo visivo.

Dello stimolo visivo viene fatta un’analisi visiva: la forma dei tratti, le parole, il colore e così via. Nel sistema Lògogen vengono immagazzinate le rappresentazioni delle parole di una lingua. La parola – logogen – viene attivata quando si presenta uno stimolo simile, cioè, si ha corrispondenza logogen – parola.

Il sistema è non deterministico, in quanto l’attivazione della parola target comporta l’attivazione di tutte le unità, che hanno caratteristiche simili a quelle dello stimolo. Come abbiamo già detto, l’attivazione di una parola (ovvero della sua rappresentazione) dipende da quanto è frequente. L’idea di Morton è che esiste un livello di attivazione standard che deve essere superato perché ci sia l’identificazione della parola.

L’identificazione è favorita attraverso l’interazione tra i sistemi logogen e cognitivo. In quest’ultimo sistema sono presenti informazioni di tipo semantico, che permettono i meccanismi di risposta.

Ricapitolando

  1. Ogni logogen rappresenta una parola. La natura della parola non è specificata, pertanto non sappiamo se si tratta di un lemma o un lessema;
  2. Ogni logogen ha un livello di attivazione. Ovvero una frequenza d’uso e una di attivazione. Ha, inoltre, un valore di soglia da raggiungere (se ⬇︎Frequenza allora ⬆︎Tempo);
  3. Ogni parola attiva più logogen, ma solo uno raggiunge la soglia di attenzione;
  4. Il processo di identificazione è influenzato dall’input stimolo e dal sistema semantico.

Il sistema semantico

La semantica studia il significato dei costituenti linguistici e l’organizzazione concettuale soggiacente (Cacciari, pag.10). Il processo di comprensione di parole e di frasi avviene attraverso meccanismi lessicali e post-lessicali. Questo vuol dire che comprendiamo le parole perché abbiamo imparato attraverso il linguaggio il significato lessicale. E anche perché svolgiamo delle inferenze su ciò che leggiamo. Attribuiamo, cioè, dei significati aggiuntivi alle parole, che sono il frutto della nostra competenza semantica e linguistica. È per questo che la semantica dipende dal lessico e dalla sintassi (Maurice Gross).

Rappresentazioni del sistema semantico

Per adesso vi basterà conoscere alcuni tipi di rappresentazione del sistema semantico. Parleremo di tali sistemi in maniera più approfondita, quando tratteremo del modello di propagazione dell’attivazione. Altri interessanti modelli sono quello gerarchico e quello del prototipo di Eleanor Rosh. Ad oggi gli studi sulla semantica hanno portato a diverse discipline in ambito informatico e a diversi linguaggi di marcatura, come XML.

I concetti possono essere rappresentati in diversi modi:

  • come nodi di una rete;
  • come relazioni:
    • tassonomiche (mammifero – cane);
    • enciclopediche (cane – canide);
    • associative (cane – gatto).

Per un approfondimento vi consiglio di leggere di Cacciari: il capitolo 2  (pp. 19-26; pp. 31, 32), il capitolo 4 (pp. 90-95) e capitolo 6 (pp. 180-182).  Di Laudanna il capitolo 2 (pp. 32-35).

Nel prossimo articolo si parlerà di modello standard a due vie e Interactive Activation Model.

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tipi di scrittura in psicolinguistica

Introduzione – Tipologie di scrittura

In questo lungo articolo che mi appresto a scrivere su Tipi di scrittura o Tipologie di scrittura parlerò dei Sistemi di scrittura sviluppati.

Abbiamo visto, nel primo articolo dedicato alla evoluzione del linguaggio e alle differenze tra oralità e scrittura, che l’oralità è qualcosa di universale. La scrittura, invece, ha a che fare con la tecnica. L’invenzione di un vero e proprio medium che resiste al tempo. Verba volant, scripta manent. 

L’apprendimento della parola orale avviene in modo uniforme a prescindere dalla posizione geografica e della lingua naturale. Significa dire che, più o meno, le fasi di apprendimento del parlato sono identiche per un cinese e per un italiano. Al contrario, quelli che definiamo tipi di scrittura influenzano il linguaggio e le modalità di apprendimento.

Tipi di scrittura

Cominciamo subito con la rassegna delle maggiori tipi di scrittura che caratterizzano le civiltà alfabetizzate.

  • Sistemi logografici – Cinese, Kanji
  • Sistemi sillabici – Kana, Cherokee
  • Sistemi alfabetici 
    • Consonantico
    • Regolare
      • fonologicamente trasparenti
      • ortograficamente opachi

Sistemi di scrittura logografici: corrispondenza biunivoca simbolo-parola

Questa tipologia di scrittura è costituita da simboli. Ogni simbolo corrisponde ad una parola e non a suoni del sistema fonetico. Ogni simbolo viene definito logogramma ed è formato da un carattere o da un insieme di due caratteri. Non v’è alcun rapporto tra segno e singoli suoni della parola.

L’emblema dell’arbitrarietà del segno!

Sistemi di scrittura sillabici: corrispondenza approssimativa segno grafico-sillabe

Ogni sillaba, costituita da una consonante più una vocale o solo da vocali corrisponde ad un suono. Tale suono può essere vocalico o consonantico.

Una questione segno-suono!

Sistemi di scrittura alfabetici

Nei tipi di scrittura a sistema alfabetico, ad ogni segno corrisponde un suono distinto detto fonema. Il caso emblematico è quelle delle coppie minime, laddove ad una variazione di suono corrisponde una variazione di significato.

Esistono due diversi tipi di sistemi alfabetici:

  • Sistemi alfabetici consonantici.
    Corrispondono alle lingue semitiche (arabo, ebraico), nella cui scrittura vengono riportati solo i segni che corrispondono a suoni consonantici.
  • Sistemi di scrittura regolari.
    Corrispondono alle lingue europee, nella cui scrittura vengono riportati segni scritti. Ad ogni segno o insieme di segni corrisponde un suono fonetico. Ci sono due tipi di scrittura alfabetici:

    • sistemi di scrittura fonologicamente trasparenti.
      Ogni segno corrisponde (tendenzialmente) ad un fonema. Questo è il caso di lingue come l’italiano in cui abbiamo una corrispondenza biunivoca grafemafonema.
      ES. Mano = /mano/
    • sistemi di scrittura ortograficamente opachi.
      Ogni segno non corrisponde in modo biunivoco ad un fonema. Si tratta di lingue come l’inglese, che presenta una netta divisione grafemafonema.
      ES. Head =  /hɛd/

Ipotesi della profondità ortografica

Conosciuti i diversi tipi di scrittura nei suoi sistemi e sotto-sistemi cominciamo a trarre alcune considerazioni. È chiaro che a seconda del sistema avremo diverse strategie di lettura.

Nelle lingue ortograficamente opache, dobbiamo imparare fonologia, ortografica e semantica della parola. Questo vuol dire che non possiamo, come facciamo con l’italiano, apprendere una lista alfabetica di grafemi (il segno linguistico) in correlazione con il fonema (il suono linguistico). Nelle lingue fonologicamente trasparenti, infatti, la lettura comporta la scomposizione lettera per lettera per avere il suono complessivo della parola.

Per un approfondimento vi consiglio di leggere il capitolo 2 di Laudanna (Il Linguaggio, pag.27-31)

Riconoscimento delle parole scritte

Cosa sono le parole?

Le parole sono per la psicolinguistica unità di base della stessa importanza per la biologia. Esse hanno una struttura interna cui sono dedicati meccanismi specifici di computazione con altrettanto dettagliati correlati neurali (Cacciari, pag. 121)

Dire, quindi, che la parola è quell’insieme di lettere tra due spazi bianchi è un errore. Innanzi tutto perché esistono parole il cui significato compiuto è racchiuso in forme mofologiche complesse (parliamo delle parole composte e dei gruppi nominali – es. Casa Bianca è diverso da casa). Per non parlare di quei termini costituiti da più unità collegate da un trattino (pay-off)

Insomma, dov’è il confine tra le parole? Per dare una risposta a tale domanda è necessario studiare la segmentazione del parlato e il riconoscimento delle parole scritte.

La lettura di parole singole

La lettura di una parola è un processo automatico, che in parte si svolge al di fuori della consapevolezza. Cioè: quando leggiamo svolgiamo una serie di operazioni in gran parte automatiche, frutto di un lungo periodo di apprendimento. Leggere le parole è un insieme di processi, che non richiede un dispendio di energie cognitive, sebbene tutti i processi che compiamo siano assolutamente difficili da riprodurre.

Quando leggiamo attiviamo un codice fonologico (lo studio dei suoni di una lingua) e un codice semantico (l’insieme dei significati che compongono il nostro dizionario mentale).

Come provare l’automaticità della lettura: Effetto Stroop

A partire dalla ipotesi circa l’immediatezza e l’automaticità della lettura di parole si utilizza il metodo sperimentale. Obiettivo è avvalorare l’ipotesi per mezzo di esperimenti, che mettono in luce un aspetto o un altro a seconda di quale variabile viene scorporata.

Nel caso dell’effetto Stroop si vuole avvalorare l’ipotesi che leggere è un processo automatico.
Come?
Osservando gli errori. Il concetto è sempre lo stesso: sbagliando si impara!

L’esperimento.

Test: Si prendono tre parole che indicano colori.
Consegna: Si chiede al tester il colore della parola (e non di leggere la parola) nel minor tempo possibile.

TAVOLO ⇒ Parola di controllo
ROSSO ⇒ Condizione Congruente
VERDE ⇒ Condizione Incongruente

Per la condizione congruente si nota una sostanziale rapidità nella lettura della parola rosso, al contrario della condizione incongruente (la scritta verde colorata di blu). In questo caso, in cui il tester dovrebbe dire blu si assiste ad una grossa percentuale di errori. Questo perché risulta difficile scorporare la parola in sé dal suo significato, in una lingua naturale. La parola di controllo è stata inserita per osservare il tempo che il soggetto specifico impiega a leggere una parola.

L’effetto Stroop è la prova che leggere è un processo automatico, a basso sforzo cognitivo e rapido. 

I tratti ortografici nei tipi di scrittura

Nel riconoscimento di parole all’interno di tipi di scrittura alfabetici è necessario prendere in considerazione il ruolo dei tratti ortografici.

In generale possiamo affermare che il riconoscimento delle parole scritte consta di tre parti importanti:

  1. Tratti ortografici
  2. Lettere alfabetiche
  3. Parole

Dalla combinazione dei tratti abbiamo le lettere alfabetiche. Dalla combinazione delle lettere alfabetiche abbiamo le parole. Questi tipi di combinazioni stanno alla base della ortografia. Vedremo in seguito che le combinazioni di morfemi sono alla base della morfologia, mentre la sintassi è la combinazione di sequenze di parole.

Hubel & Wiesel (1962) – Studi del sistema visivo dei mammiferi

Hubel e Wiesel negli anni ’60 si chiesero quanto fossero importanti i tratti ortografici per il riconoscimento delle parole. Per capirlo iniziarono a studiare la corteccia cerebrale dei gatti, tramite l’elettroencefalogramma (ERP). Ad ogni stimolo visivo, come ad es. una diagonale, corrispondeva un’attivazione cerebrale in corrispondenza della corteccia visiva. Questo vuol dire che ci sono delle aree del cervello specializzate nel riconoscimento di stimoli visivi: contorni, fessure e linee. 

Di Hubel e Wiesel abbiamo il primo raggruppamento di tratti ortografici. Consiste in una matrice in cui si incrociano tratti distintivi e lettere dell’alfabeto inglese. La presenza o l’assenza di un tratto viene indicato con il segno  o +.

Esperimento su tratti simili/dissimili.

Test: Presentazione di una stringa di lettere simili o dissimili per tratti.
Consegna: Trovare la lettera nella stringa di lettere in mezzo secondo

T H K S M N
G R D R S G

Risultato: Nella stringa composta da lettere con tratti curvi è più difficile trovare la lettera rispetto alla stringa con tratti dritti.

Assunti – Premesse logiche ed empiriche sul riconoscimento di tratti

Se è vero che esistono delle zone del cervello specializzate nel riconoscimento dei tratti, allora la lettura potrebbe essere un processo sequenziale che parte dai tratti. Almeno questi sono gli assunti, cioè le premesse logiche ed empiriche, che sono stati dati a partire da Hubel e Wiesel.

Tali assunti sono:

  1. Il riconoscimento delle parole è un processo seriale che va dai tratti alle parole;
  2. La rappresentazione immagazzinata in memoria è una descrizione basata su liste di tratti, di cui è specificata posizione e forma;
  3. L’input è il disaggregato dei tratti costitutivi;
  4. L’identità dell’input è determinata dalla selezione della lista di tratti ad esso più simile (maggiore è la somiglianza tra i tratti simili e maggiore sarà il tempo per riconoscere le lettere – vedi esperimento sui tratti).

Prima di analizzare il modello che ha cercato di dare una risposta teorica a tali assunti, dobbiamo capire quali sono le logiche di elaborazione. Per correttezza metodologica è necessario sapere che esistono due tipi di approcci per la costruzione di modelli di tipo sequenzialeprocedurale. Un esempio di modello, forse più vicino al nostro quotidiano, è un Database. Un insieme di dati può essere costruito tramite un approccio Bottom-up (dal particolare al generale) oppure Top-down (dal generale al particolare).

Logiche di elaborazione – Bottom up & Top Down

Nella elaborazione delle parole esistono due tipi di logiche o approcci: uno dal basso verso l’alto e l’altro dall’alto verso il basso.

Teoria Data Driven – Bottom up.

L’elaborazione delle parole comporta una lista di operazioni:

  1. Riconoscimento dei tratti ortografici;
  2. Accorpamento dei tratti;
  3. Composizione della parola;
  4. Combinazione delle parole;
  5. Comprensione.

Teoria Conceptually Driven – Top Down.

  1. Visione del contesto;
  2. Scomposizione nelle sue parti e caratteristiche.

Modello Pandemonium – Selfridge (1959)

Un modello psicolinguistico che si occupa del riconoscimento dei tratti è il Pandemonium di Selfridge teorizzato nel 1959. Il nome viene dal Paradiso Perduto di Milton.

Questo modello si basa sull’inglese, ma può essere applicato per tutti tipi di scrittura. Il Pandemonium è costituito da diversi livelli che vengono chiamati demoni che operano per processi sequenziali.

Input
Elaborazione del segnale
Output
Demone Visivo
Demoni dei tratti
Demoni cognitivi
Demone Decisionale
Attivazione della
memoria iconica
Ricerca del
tratto tramite
28 rilevatori
specializzati
Elaborazione
del segnale inviato
dai demoni cognitivi
Selezione della lettera
con il massimo livello
di attivazione
Spiegazione al Pandemonium

Nel Pandemonium il riconoscimento delle parole avviene a partire dall’immagine della parola (sensory stimulus) che leggiamo, ad esempio, su un display. Questa immagine, per esempio una A, attiva il nostro demone visivo e cioè la nostra memoria iconica.

A partire dall’input si passa alla elaborazione dello stimolo visivo attraverso la sua scomposizione in tratti. Qui si attivano i demoni dei tratti che, tramite i suoi 28 rilevatori specializzati per ogni tratto, cercano quello che è probabile sia presente nell’immagine. Sicché la nostra A verrà scomposta in due tratti obliqui e uno orizzontale / – \.

Si passa, poi, ai demoni cognitivi che ricevono i tratti selezionati dai demoni del livello precedente. Procedono con una correlazione su base probabilistica dei tratti ricevuti con le lettere contenute in memoria. Il tratto orizzontale, ad esempio, si collega alla L, alla F, e così via. Saranno scartate quelle lettere che non possiedono i tratti selezionati nelle fasi precedenti.

Infine il demone decisionale seleziona quella lettera che ha più tratti in comune con quelli rilevati. La A, appunto.

Questo è, dunque, ad un tipo di modello che ha le caratteristiche della sequenzialità e della logica di elaborazione di tipo bottom-up. Infatti elabora il segnale dalla scomposizione dell’immagine in tratti fino alla riproduzione della lettera per interno. Tuttavia abbiamo alcune perplessità derivanti dal fatto che esistono diversi fattori che influenzano la lettura delle parole e che in questo modello teorico non vengono tenute in considerazione.

Effetto di superiorità della parola – Reicher (1969)

Quali sono questi altri fattori che influenzano la lettura delle parole scritte?

Quando leggiamo le nostre saccadi (cioè i movimenti degli occhi da destra a sinistra o viceversa a seconda dei tipi di scrittura) vediamo circa 10 caratteri da 0 a 20 secondi. Questo vuol dire che i nostri occhi non vedono la singola lettera nello spazio affollato di lettere, ma acchiappano più caratteri messi assieme in un’unica parola. Pertanto l’approccio non può essere dal basso verso l’alto, quindi dal tratto alla parola, ma viceversa.

Lo stesso Selfridge stesso si rese conto della incorrettezza del Pandemonium. Si veda a pag. 147 di Cacciari (Effetto del contesto sul riconoscimento delle lettere, Selfridge).

Per comprovare la tesi della superiorità della prola, Reicher ha svolto una serie di esperimenti che hanno screditato il modello Pandemonium.

Ricordatevi che nello studio di neurolinguistica e psicolinguistica l’analisi va fatta per prove e controprove. Vi sentirete spaesati perché non c’è niente di certo, ma ricordatevi che qui si parla del fluido linguaggio. L’avete mai letto Bauman?

Torniamo a Reicher. Vi parlerò di un solo esperimento, gli altri li potete trovare sul Cacciari, capitolo 6 pag. 192.

Esperimento sul word superiority effect

Test:

  1. Presentazione di uno stimolo (una lettera) seguito da un altro stimolo (una parola o non-parola)
  2. Presentazione di un’interferenza
  3. Presentazione di un stimolo (due lettere)

Consegna: Dire quale delle due lettere presentate nella fase 3 è presente nella stringa della fase 1.

Fasi 
Lettera
Parola 
Non-parola 
Interferenza
1
H
CASH
CSAH
2
xxxxxx
3
H,T
Risultati 
consegna
Rapidità e 
correttezza
Lentezza ed 
errori
Spiegazione al word superiority effect

Fase 1 – Prendiamo il caso in cui dopo la lettera H viene presentata al tester la parola CASH. Lo stimolo compare in termini di millisecondi, per sfavorire il ricordo iconico (la memoria iconica funziona a partire da 2 secondi).

Fase 2 – Viene presentato uno stimolo interferente, ad esempio una serie di x, in modo tale da confondere ulteriormente le acque.

Fase 3 – Vengono presentate due lettere.

Il Task (la consegna) è: quale delle due lettere troviamo nella parola vista nella fase 1 (CASH)?

Prendiamo, invece, il caso in cui dopo la lettera viene presentata una non-parola, cioè una sequenza di lettere che non sono presenti nella lingua naturale in esame (in questo caso l’inglese): CSAH. Poi l’interferenza e infine le due lettere.

I risultati ci dicono che, quando la lettera veniva associata alla parola, il riconoscimento della lettera era più rapido. Questo dimostra una superiorità della parola, che viene attivata automaticamente all’interno della nostra memoria. Al contrario, per le non-parole non c’è rapidità nel riconoscimento della lettera associata ad essa e, se c’è la consegna corretta, essa risulta più lenta.

Il word superiority effect dimostra che la lettura non è un processo a stadi, ma un meccanismo interattivo. Inoltre, Reicher ci dimostra anche un altro fenomeno che comprenderemo meglio dopo: il priming semantico.

Per un approfondimento vi consiglio di lettere il capitolo 6 di Cacciari (paragrafo 2, pag. 187-194) e il cap.2 di Laudanna (paragrafo 3., pag. 31-35).

Nel prossimo articolo si parlerà del ruolo di lettere e parole nel riconoscimento delle parole scritte. 

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