Psicologia del linguaggio - Le teorie della psicolinguistica

Linguaggio e comunicazione – Introduzione

Psicolinguistica è un una scienza che studia i processi linguistici e mentali, che ci permettono di riconoscere, capire, produrre e leggere una parola morfologicamente complessa. Pertanto verranno presi in analisi modelli e teorie, ricerche e risultati, che hanno interessato lo studio del linguaggio, nel tentativo di avvalorare le tesi della Linguistica.

Nella disamina di argomenti che verranno trattati in questa lezione tre sono le aree principali che ci interesseranno con minore o maggiore dettaglio. Sulla base delle vostre richieste, inoltre, approfondirò taluni aspetti, prendendo sempre in considerazione principalmente i testi adottati durante il corso seguito. Le tre aree fondamentali, che saranno la categorizzazione primaria da tenere bene in mente, sono:

  1. Processi di lettura/scrittura:
    Come convertiamo un input cognitivo in output fonologico. Ovvero, come siamo in grado di decodificare la parola scritta producendo un suono;
  2. Meccanismi di comprensione del linguaggio:
    Studiare gli ERP per capire il modo in cui comprendiamo;
  3. Produzione linguistica:
    Studiare suoni e caratteri grafici.

Psicolinguistica – Origini e sviluppo del linguaggio

In questo primo capitolo di psicolinguistica ci concentreremo in primis sulle origini del linguaggio e del suo sviluppo, a partire dalla disamina delle principali teorie evolutive del linguaggio. In seconda battuta ci dedicheremo alle differenze nei processi mentali tra oralità e scrittura, un tema assai caro per lo studio della comunicazione.

Nel corso dei miei studi in Scienze della Comunicazione ho incontrario l’argomento a partire da Walter Ong nel suo libro Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola. Ho affrontato questo studio, durante la triennale presso UNISA, nei corsi di Semiotica, Logica e teoria dei linguaggi, Teoria e Tecnica della Comunicazione di massa, Sociologia dei processi culturali. E affronto ancora alla Magistrale questo argomento con i corsi di Psicologia del linguaggio e Media Comparati, un corso i cui appunti pubblicherò fra qualche giorno.

Lettura e scrittura – Antecedenti linguistici

Studiare le origini e la genesi del linguaggio ci permette di capire quali sono le sue funzioni. Capire in che modo ha avuto origine il linguaggio è un tema di grande dibattito, che ha visto la contrapposizione di diverse ipotesi e teorie. Sarà d’obbligo partire dal concetto di Evoluzione come definito da Darwin, e cioè:

Ciò che accade ogniqualvolta si accumulano delle mutazioni che forniscono a chi ne è portatore dei vantaggi selettivi potendo portare anche allo sviluppo di nuove specie. (Cacciari, pag. 43)

Tali mutazioni relative ai processi linguistici non sono altro che le modificazioni che l’uomo ha avuto nel corso di millenni di evoluzione. I meccanismi cerebrali, lingua e bocca (quindi l’apparato fono-articolatorio) hanno subìto un processo di evoluzione, che ci ha permesso di articolare il parlato.

In Psicolinguistica, per capire in che modo ci siamo evoluti è necessario correggere la convinzione secondo la quale l’uomo deriva dalle scimmie. Dire, cioè, in modo più corretto che abbiamo antenati comuni dai quali sono nati due specie: ominidi e scimmie. Questa suddivisione è sopraggiunta 6 milioni di anni fa; 2 milioni di anni fa comparve l’Homo e 150 mila anni fa l’Homo sapiens.

Quali sono, quindi, queste mutazioni biologiche?

  • L’acquisizione della posizione eretta;
  • Lo spostamento della laringe nella gola;
  • L’encefalizzazione (l’aumento della massa cerebrale);
  • La lateralizzazione (la specializzazione delle aree del cervello);
  • Capacità di articolare il linguaggio.

Teorie e approcci

Diverse sono le teorie di psicolinguistica che gli autori hanno formulato per spiegare in che modo è nato il linguaggio, non senza contraddizioni e scossoni. Capire in che modo è nata la facoltà che ci differenzia dal resto degli animali è difficile e quanto mai priva di certezze.

I principali approcci maggiormente accreditati, ma non senza dubbi, sono:

  • Approccio continuista – Neodarwiniani (Pinker).

    La capacità (o facoltà) del linguaggio non è altro che il frutto di un’evoluzione derivante dalla selezione naturale e dall’adattamento biologico alle pressioni ambientali. Secondo Pinker, cioè, il linguaggio è un istinto, che si è sviluppato come altri sistemi biologici. La sua evoluzione deriva da una finalità adattiva, che è quella di comunicare. Solo primati che vivono in gruppo hanno maggiori probabilità di sopravvivere. Solo chi vive in gruppo sopravvive in ambienti avversi.

  • Approccio discontinuo (Chomsky, Gould, Verba)

    L’approccio continuista si basa sulla continuità dello sviluppo genetico. Ogni mutazione deriva da una mutazione precedente e così via. Secondo Chomsky, invece, l’evoluzione può anche svilupparsi a salti senza necessariamente avere una causa. In questo caso lo sviluppo non è causale, ma casuale. La selezione naturale, quindi, non può essere stata l’unica forza operante, ma il frutto di diversi fattori tra loro non connessi.

    Si parla, poi, di exaptationossia la ri-funzionalizzazione di organi e sistemi umani, che inizialmente si erano sviluppati per altri scopi.

  • Ipotesi del riciclaggio neurale (Dehaene)

    A partire dalla tesi precedente viene formulata l’ipotesi secondo la quale le aree del cervello sono state riadattate per scopi linguistici. Cioè, è possibile che alcune arre siano state riciclate per l’uso del linguaggio grazie alla plasticità e alla flessibilità del nostro cervello.

  • Ipotesi dei neuroni Mirror (Rizzolatti, Corballis)

    Grazie agli studi di neurolinguistica e alle moderne tecnologie è stato possibile analizzare quali aree del cervello si attivano in risposta a degli stimoli. In questo caso è stato osservata  l’attivazione delle regioni laterali temporo-frontali del cervello. Tale attivazione avviene sia durante l’azione del gesticolare sia per il riconoscimento di gesti. Pertanto è possibile che esistano dei neuroni mirror (a specchio) che permettono l’apprendimento per imitazione.

  • Teoria motoria del linguaggio (Liberman)

    Secondo questa teoria le nostre capacità linguistiche derivano dai gesti e dalle vocalizzazioni primordiali. Tale legame ancestrale si manifesta con ciò che Liberman ha definito invarianza dei suoni linguistici. Cioè: la percezione di un suono del parlato attiva il comando motorio per la produzione di tale suono. Ad esempio, quando sentiamo il suono /b/ pensiamo automaticamente al modo in cui pronunciamo /b/ (occlusione bilabiale della bocca).

  • Ipotesi del bioprogramma per il linguaggio – Protolinguaggio (Bickerton, Calvin)

    Tramite lo studio del pidgin (protolinguaggio nato dalla mescolanza di parlanti di lingue diverse) è emerso che esistono linguaggi “telegrafici” con sintassi povera. Questa povertà sintattica è stata riscontrata sia in bambini “selvaggi” (cioè che hanno acquisito la lingua madre dopo i tre o i sei anni) sia negli afasici grammaticali. Il risultato più interessante di questo studio è che dai figli nati da parlanti pidgin è nato spontaneamente il creolo, sintatticamente completo. Una possibile prova che l’evoluzione linguistica proceda per salti e non per imitazione o per continuità.

Per un approfondimento vi consiglio di leggere il capitolo 3 della Cacciari e il capitolo 13 del Carroll.

Oralità e scrittura

Questa prima lezione definisce i punti cardine attorno ai quali ruotano le conoscenze fondamentali di psicolinguistica neurolinguistica. Per concludere parlerò brevemente della differenza tra oralità e scrittura rimandando a Media Comparati per affrontare a fondo l’argomento. Troverete questa parte nell’introduzione al capitolo 2 (Ortografia) del libro di Laudanna e Voghera.

Le differenze sostanziali tra questi due strumenti del comunicare sono:

  1. Storicità
    L’utilizzo del parlato ha avuto luogo con l’evoluzione dell’homo sapiens e gli sviluppi biologici e cognitivi in centinaia di anni. L’invenzione della scrittura è avvenuta probabilmente 5000 anni fa (Il Linguaggio, Laudanna), è pertanto una tecnologia piuttosto recente. 
  2. Apprendimento
    L’acquisizione del parlato avviene precocemente, anche con una scarsità dello stimolo linguistico (come accadeva per i figli dei parlanti pidgin). Tale apprendimento avviene in modo non volontario e interessa la universalità degli esseri umani. Differentemente dal parlato, lo scritto viene appreso in modo esplicito e interessa solo alcune popolazioni del genere umano. Ad oggi, infatti, esistono solo 78 letterature a fronte delle migliaia tra lingue parlate al mondo. La scrittura è, pertanto, un sistema “di casta” e non “di massa” come l’oralità.
  3. Sistemi impiegati
    Scrivere comporta l’impiego della mano e degli occhi; la modalità impiegate, cioè, è quella grafico-visiva. Al contrario l’oralità impiega la modalità fonico-uditiva. Una questione di canali di non poco conto, se teniamo presente le conseguenze dell’alfabetizzazione sia sulla società (Hevelock) sia sui processi cognitivi.
  4. Temporalità
    Parlare richiede una produzione di parole che avviene in modo perentorio, cioè la parola avviene in quel momento e non in altri. La scrittura, invece, comporta una certa linearità, una prospettiva e la possibilità di tornare indietro, di correggere quanto viene scritto. Il parlato, quindi, comporta processi più automatici (e quindi rapidi) rispetto alla scrittura.

Ricapitolazione – Psicolinguistica, origini e teoria del linguaggio

In questo articolo ho parlato di:

  • Storia evolutiva del linguaggio
    L’acquisizione del parlato ha comportato una lunga preparazione di adattabilità ed evoluzione. Teoria del linguaggio ed approcci sulla nascita dell’oralità interessano molteplici autori. Tra i maggiori ricordiamo: Chomsky (lo stimolo linguistico è troppo povero per non affermare che il linguaggio ha una base innata); Pinker (il linguaggio come istinto); Bickerton (bioprogramma linguistico).
  • Differenze tra oralità e scrittura
    Origini storiche, modalità di apprendimento (esplicito, implicito), apparati di produzione, elaborazione dell’informazione (automaticità di comprensione/produzione del parlato; lentezza e controllo di elaborazione/produzione dello scritto).

Nel prossimo articolo si parlerà di sistemi di scrittura e i processi di lettura dei tratti ortografici. 

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