Leggere le parole. Psicologia del linguaggio

Leggere, decodificare, interpretare

Leggere le parole attiva una serie di processi mentali, la cui durata si risolve in una manciata di secondi. La lettura risulta, quindi, essere un’attività che svolgiamo senza grosse difficoltà. Ma ci siamo mai chiesti che cosa accade mentre lo facciamo? Riusciamo ad immaginare un modello mentale in grado di rispondere a tale domanda?

Nelle puntante precedenti, in riferimento all’articolo sul Modello Lògogen, abbiamo imparato che le lettere e le parole sono importanti per leggere. La lettura risulta, quindi, essere una decodifica di segni che, in modo automatico, associamo ad un significato. Per farlo utilizziamo una moltitudine di sistemi: quello visivo, quello cognitivo (memoria, apprendimento, problem solving) e, ovviamente, quello neurale.

Quando abbiamo parlato del Modello Lògogen abbiamo imparato alcune informazioni:

  • che è un modello Top-down, quindi parte dalle parole intere e non da lettere o tratti;
  • che impiega la frequenza delle parole per raggiungere la soglia di attivazione;
  • che, grazie al sistema semantico, attiva i vicini ortografici (cane-pane-vane).

Noi, però, non ci accontentiamo di così poco. Il modello non ci pare abbastanza definito, anche perché qui parliamo di semantica, ma i vicini orografici rientrano nella ortografia e in quelli che vengono definiti fattori distribuzionali per il riconoscimento delle parole. Li vedremo meglio nelle prossime puntate.

Adesso continuiamo ad occuparci dei modelli di lettura.

Il modello standard a due vie

Dopo aver parlato di Pandemonium e Lògogen è ora di parlare di un altro modello importantissimo per la psicologia del linguaggio: il Modello standard a due vie.

Questo modello viene impiegato per spiegare le capacità di lettura sia in lingue trasparenti sia in quelle opache. È costituito da due “strade” cognitive, che danno il nome al modello: la via lessicale e la via extralessicale. Inoltre è presente il buffer, una sorta di memoria ecoica di tipo temporanea.

Le parti del modello sono state ricavate attraverso gli studi effettuati sui pazienti affetti da dislessia, una disfunzione di cui parleremo nel dettaglio nel prossimo articolo.

Lettura delle parole e processi cognitivi

Il modello può essere spiegato nel seguente modo:

  • A partire da uno stimolo esterno – in questo caso – visivo, ovvero una parola scritta, viene attivata la componente percettiva (analisi visivo-ortografica)
  • Si effettua un riconoscimento di tratti e lettere che attiva due vie:
    • La via lessicale:
      Lessico mentale ortografico di input – Sistema semantico – Lessico fonologico di output;
    • La via extralessicale:
      Conversione dall’ortografia alla fonologia.

Abbiamo detto che le parti del modello sono state ricavate studiando i dislessici (cioè coloro i quali hanno difficoltà nella lettura di parole scritte e non nell’articolazione orale di parole – quelli sono gli afasici!). Lo studio delle dissociazioni risulta decisivo per l’individuazione dell’architettura cognitiva “normale” delle persone. Se, quindi, ci sono persone che riescono a leggere le parole, ma non a capirne il senso, è evidente che leggere e interpretare sono due attività distinte e separate.

Le parti del modello

Il Modello Stadard a due vie è stato sviluppato per spiegare i processi di lettura dei parlanti di lingue ad ortografia opaca, come ad esempio gli inglesi. Nel caso della lingua inglese, infatti, i lettori non decodificano le parole decomponendole lettera per lettera, ma le visualizzano come un tutt’uno. Ovvero, non c’è una conversione grafema-fonema: l’applicazione delle regole di corrispondenza tra scritto e parolato. La parola viene visualizzata per intero: forma, suono e significato.

Le parti sono:

  1. Lessico ortografico di input: Riconoscimento ortografico delle parole;
  2. Sistema Semantico: Attivazione della rappresentazione semantica;
  3. Lessico fonologico di output: Informazioni sulla corretta fonazione delle parole;
  4. Buffer fonetico: magazzino temporaneo per l’immagazzinamento della parola vista.

Riepilogo delle fasi del Modello a due vie

Un modello è una rappresentazione concettuale di un evento, un fenomeno o un oggetto di studio. Viene costruito attraverso un diagramma di flusso costituito da fasi che si attivano in sequenza. Attraverso il processo di astrazione vengono individuate le proprietà caratteristiche di un fenomeno, per identificarne i confini. In questo caso si parla di modelli di lettura, che ci interessano per rappresentare il modo in cui avvengono i processi cognitivi che ci permettono di leggere.

Le proprietà del modello possono essere racchiuse nelle seguenti fasi:

  1. Analisi visivo-ortografica – INPUT
  2. Pronuncia della parola tramite Buffer Fonologico – OUTPUT

Strade che possono attivarsi:

  • Via lessicale diretta: riconoscimento della parola per intero (⬇︎ t)
  • Via lessicale indiretta: Decomposizione della parola e riassemblamento (⬆︎ t)

Le parole ortograficamente regolari possono essere lette sia attivando la via lessicale sia quella extralessicale. Invece, quelle non regolari possono essere lette solo tramite la via lessicale, poiché è solo da questa strada che si accede alla forma fonetica complessiva di quella parola.

Il vantaggio di tale modello è che spiega i processi di lettura di parole conosciute e non, e anche di non parole.

Modello IAM – Interactive Activation Model

Secondo McClelland e Rumelheart, leggere è un processo interattivo che impegna tratti, lettere e parole. A differenza del modello a due vie, quindi, non c’è sequenzialità nelle fasi di attivazione, ma interattività dovuta a legami di tipo eccitatorio o inibitorio.

Leggere con Interactive Activation Model

 

Il modello può essere spiegato nel seguente modo:

  • tratti ortografici sono le unità di primo livello che vengono attivate sulla base delle linee presenti nella parola in input;
  • Le lettere astratte sono le unità del secondo livello. Si dice “astratte” perché sono indipendenti dalla forma in cui vengono espresse (vi ricordate? Leggo L, L ma anche L);
  • Le parole sono le unità del terzo livello in cui sono riportate le sagome globali di tali parole.

Il sistema ha diverse caratteristiche:

  • è parallelo, cioè le attività vengono svolte in contemporanea: ad esempio, mentre il sistema elabora i tratti invia i risultati parziali dell’analisi a tutti gli altri livelli;
  • è interattivo, cioè l’elaborazione della parola viene influenzata sia dai tratti sia dalle parole globali, che vengono attivate dai tratti parzialmente analizzati;
  • ha legami tra livelli di tipo inibitorio o di attivazione, ovvero le lettere e le parole compatibili sono collegate da legami facilitatori, mentre quelli non compatibili sono inibiti.

Riepilogo del Modello IAM

Il modello è costituito da tre livelli di rappresentazione della parola:

  • Tratti – Attivano lettere compatibili
  • Lettere
  • Parole – Attivazione di parole compatibili o inibizione di parole non compatibili

I legami possono essere di tue tipi:

  • Inibitori – Nello stesso livello
  • Eccitatorio o inibitorio – Tra livelli

L’interattività, ovvero il feedback di ritorno dalla parola alla lettera, non riguarda i tratti. Questi ultimi attivano le lettere solo in via ascendente.

Un esempio per capire il funzionamento del modello IAM

Mettiamo che dobbiamo leggere la parola CASA e che si attivi il livello dei tratti per elaborare la prima lettera della parola. La lettera è costituita da una linea curva, quest’ultima presente anche in o anche in O, ma non in N, T, V.

Quindi la linea curva attiva C, G, O e inibisce N, T, V ecc. Contemporaneamente le lettere individuate attivano tutte le parole costituite da 4 lettere (cane, gare, onta) con una linea curva in posizione iniziale. Si passa, quindi, alla scansione di tutti i tratti, lettere e parole. Più i nodi dei rispettivi livelli ricevono attivazione tramite l’interazione tra i livelli stessi, più l’output finale sarà corrispondente all’input.

L’interazione si basa sul concetto di circuito retroattivo di propagazione (feedback di ritorno) secondo cui le unità lessicali attivate inviano un messaggio di ritorno al livello precedente. Ovvero se si attiva CASA, il nodo delle lettere C, A, S, A ricevono un feedback dalla parola. Questo feedback spiega il Word Superiority Effect: l’effetto di superiorità della parola (minor tempo di riconoscimento per una parola reale rispetto a una parola non nota o non esistente).

Per un approfondimento vi consiglio di lettere il capitolo 6 di Cacciari (paragrafo 2.1, pag. 194-196) e il cap.2 di Laudanna (pag. 37-47).

Nel prossimo articolo si farà un approfondimento sulla dislessia e sulle altre disfunzioni linguistiche.

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