Media comparati - Letteratura e Cinema a confronto

Letteratura e cinema – Introduzione

Il percorso che stiamo per intraprendere ricade nel novero di quegli studi atti all’analisi dei media. Letteratura e Cinema saranno i mezzi di comunicazione che dobbiamo considerare, non soltanto come strumento di veicolazione di un messaggio, ma veri e propri portatori di significati nascosti legati al contenitore.

A partire dalla famosa definizione de Il mezzo è il messaggio (McLuhan), cercheremo di tracciare le tappe evolutive della parola orale in confronto/scontro con quella scritta. Lo faremo applicando la storia delle origini della scrittura, e delle ovvie conseguenze dell’alfabetizzazione (Goody, Watt), alla più recente modernità. Dove? Non qui, non in Italia, ma negli Stati Uniti, cercando di assumere un atteggiamento quanto mai esterno, ma mai troppo! In modo tale da non incappare nell’errore di attualizzare eccessivamente gli accadimenti del passato. E per farlo abbiamo bisogno di studiare i grandi classici della letteratura e del cinema, con occhio certosino e linguaggio non troppo medico.

Sicuramente i temi concettuali che ci accingiamo ad osservare – da bravi sociologi dei processi culturali – ruotano attorno ad alcune keywords. Una di queste è sicuramente parassitosi, di quell’incistarsi in ideologie e comportamenti sociali. Un’altra è phony, di etimo incerto, dal significato di falso, non autentico.

Osservare le analogie e le differenze tra letteratura e cinema può offrirci dei buoni spunti interpretativi.

La fine del Sogno Americano

La prima lezione ha lo scopo di introdurre il percorso storico e culturale intrapreso. La fine del sogno americano (Frasca G.), un titolo che è quasi figlio del nostro tempo e che vede due date precise il cui intramezzo è pienissimo di Storia. 1946 – 1963: la fine della seconda guerra mondiale e l’esplosione dei moderni studi dell’oralità. Non ci è ancora dato di sapere per quale motivo proprio il 1963 fosse l’anno in cui sono sbocciati fior fiori di testi, che si sono interessati allo studio della oralità.

La galassia Gutenberg (Marshall McLuhan), Le conseguenze dell’alfabetizzazione (Jack Goody e Jan Watt), Cultura orale e civiltà della scrittura (Havelock) sono solo alcuni titoli. Fanno da corollario i testi di Salinger e quello di Heller (La prima pubblicazione di Comma 22 risale al 1961). Per non parlare delle pellicole al limite della propaganda, ma che ci mostrano quale era la faccia dell’America prima di “diventare grande”. Prima, cioè, di affermarsi come grande potenza mondiale, abbandonando l’atteggiamento isolazionista del più convinto repubblicano.

Diffondo l’invito fatto a me a non confondere la politica americana con quella nostra, italiana, Non è possibile fare un parallelismo destra-sinistra italiana con repubblicani-democratici USA. Ci sono grandissime differenze storiche, politiche, sociali e linguistiche. È falsa la convinzione secondo la quale un/una democratico/a statunitense può essere paragonato ad un/una intellettuale di sinistra italiano/a!

Comunicazione e propaganda

Fu Roosvelt, un democratico, a convincere gli Stati Uniti ad entrare nel conflitto durante la seconda guerra mondiale. Fu Roosvelt a fare un uso massiccio dei mezzi si comunicazione di massa, per convincere l’opinione pubblica circa la giustezza della guerra. A fare in modo che venisse spiegato alle massaie come utilizzare meno burro in cucina in tempi di guerra. A stringere la cinghia.

Ma dopo la fine della guerra come convincere gli americani a spendere di nuovo? A non più fare vittime, ma soldi?

Fra i registi che vennero arruolati per costruire l’immaginario collettivo legato al sogno americano fu Frank Capra. Un regista di commedie che ha davvero contribuito a plasmare l’identità degli americani a partire dalla serie why we fight. Perché combattiamo, ovvero perché è giusto partecipare al conflitto mondiale. Sempre Capra venne ingaggiato per occuparsi della propaganda democratica. Il regista si è buttato a capofitto nello studio della propaganda nazista, cercando di capire come in Germania e in Italia fosse avvenuto quel “trionfo della volontà”. Quell’agglomerare le masse nell’ascolto di un’unica voce.

Come fare a irreggimentare un popolo, quello statunitense, fortemente individualista?
E dopo la guerra come convincerlo che tutto quello che è stato fatto è stato giusto? Nonostante le ripercussioni, le morti corporali e psichiche dei reduci che tornano ( e tornano?) dal fronte?

Let there be light – John Huston (1946)

Che sia fatta la luce, di John Huston è un film del 1946 girato proprio sul tema dei reduci “colpiti nel corpo e nello spirito”. In questa prima lezione di Letteratura e cinema appare subito chiaro che il focus dell’attenzione debba necessariamente ricadere sui reduci di guerra.

Coloro i quali hanno affrontato la WWII in che modo sono tornati?
O meglio, i reduci di guerra tornano veramente?

Cerchiamo di focalizzare l’attenzione su due filoni: da una parte la propaganda e dall’altra la psichiatria. John Huston girò il documentario tra il ’44 e il ’45 in vere cliniche psichiatriche, dove vennero ripresi veri pazienti nevrotici. Il regista fu ingaggiato dall’Arma degli Stati Uniti per sostenere le ragioni della guerra e, con tale intento, venne girato il clip.

Nella pellicola, dopo l’incipit esplicativo, ci inoltriamo da subito nelle stanze della clinica. Possiamo osservare i tic che sconvolgono i volti e i corpi, i pianti isterici improvvisi, le balbuzie, le allucinazioni. Il sentimento di disastro imminente, l’ansia e la frustrazione. E poi la luce, grazie alle tecniche della moderna psichiatria adottata nelle cliniche americane.

La censura e i (presunti) motivi della sparizione

Eppure, nonostante il lieto fine, con i pazienti che tornano con le loro facoltà intatte, il documentario venne soppresso. L’arma, cioè, decise di censurare il filmato affermando che tali immagini potevano ledere i veterani toccati dalla guerra. Ma era davvero questo il motivo? O non era forse perché quelle immagini mostravano, in verità, quali effetti disastrosi poteva, e può!, fare la guerra alla psiche umana?

Il documentario venne fatto letteralmente sparire alla sua prima apparizione nel 1946 e comparve solo negli anni ’80. E a noi non resta che una sola frase pronunciata da un paziente mentre racconta al medico la morte di un suo compagno: Sono morto lì e non avrei voluto

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