The catcher in the Rye

The Catcher in the Rye secondo appuntamento con Il Giovane Holden. 

Minima Moralia – Meditazioni sulla vita offesa (Adorno) 

Fa parte della morale non sentirsi mai a casa propria. Questo dice qualcosa del difficile rapporto in cui il singolo si trova con la propria proprietà, finché possiede ancora qualcosa.[…] Ma la tesi di questo paradosso conduce alla distruzione, ad una fredda insensibilità per le cose, che non può non rivolgersi anche contro gli uomini, e l’antitesi è – nell’istante stesso in cui è formulata – un’ideologia per coloro che, con cattiva coscienza, vogliono conservare il proprio. Non si dà vera vita nella falsa.

È necessario iniziare questa seconda parte su The Catcher in The Rye di JD Salinger citando un ebreo tedesco, filosofo, Adorno. Tutti gli studenti di sociologia dei processi culturali conoscono Theodor Adorno in comunione perenne con Horkeimer. Quasi una struttura fissa, idiomatica: Horkeimer e Adorno. Però Minima Moralia – Meditazioni sulla vita offesa (1951) è stato scritto da Adorno solo. L’altro che ricordate voi è Dialettica dell’Illuminismo.

Nel 1951 viene pubblicato anche un altro saggio: La sposa meccanica di McLuhan. La sposa meccanica è l’automobile, che per gli americani fa letteralmente parte della loro interiorità. In America non è più possibile isolarsi dal resto del mondo, neppure a casa propria, se non nell’automobile. Più la casa diventa permeabile ai flussi di informazione provenienti da radio e TV, meno è possibile nascondersi al suo interno.

Adorno, McLuhan, JD Salinger

Cosa ci fanno un comunista ebreo tedesco nato nel 1909 (Adorno) e un cattolico convertito canadese nato nel 1911 (McLuhan) e un ebreo non praticante e orientaleggiante nato nel 1919 (JD Salinger)? Non è una barzelletta, ma un sentimento comune che aleggiava già negli anni precedenti alla WWII.

Si può osservare che più è necessario ricorrere all’illusione e alla menzogna per mantenere lo status quo, più è necessaria la tirannide per mantenere l’illusione e la menzogna. Oggi il tiranno non governa più con il bastone o con il pugno di ferro, ma travestito da ricercatore di mercato pascola il suo gregge sui sentieri della praticità e della comodità. (McLuhan, The Mechanical Bride)

Facciamo finta di voler mettere in bocca a The Catcher in the Rye queste parole. Cerchiamo di interpretarle.

L’illusione e la menzogna sono necessarie per mantenere questo modo di fare politica. E più si usa illusione più c’è bisogno di un tiranno. Un tiranno che, però, non governa con il pugno di ferro, ma travestito da ricercatore di mercato.

Tutti hanno la sensazione che c’è qualcosa di falso, che viviamo in un mondo monopolizzato dalla menzogna. Tutti, il comunista ebreo, il cattolico della peggior specie e il bugiardo Holden parlano di quanto tutto sia immerso nel phony.

L’immaginario è il reo

La fine del sogno americano incrocia una sorta di totale sfiducia nei confronti dell’immaginario. Ed è nell’immaginario che si nasconde qualcosa di spaventoso.

Che cos’è l’immaginario se non una sorta di fangoso miscuglio di discorsi in cui ognuno di noi è immerso? Discorsi che auto-definiscono il nostro mondo, i modelli di comportamento, i modi di pensare. E tutti gli osservatori più sagaci, già da prima che la seconda guerra mondiale incombesse, si erano accorti che era l’immaginario ad avere qualche problema. Era l’immaginario il responsabile.

È tutta la pasta, la vigliacca pastaccia umana diceva Gadda, nell’incriminare la Storia di essere ingiusta nell’incolpare o lodare il singolo. Perché tutta la pasta doveva essere bruciata e imbrodataCome possiamo, sennò, giustificare un intero Paese, come l’Italia, che durante il ventennio ascoltava un cetriolone alla finestra raccontare loro le peggiori menzogne? Ma non solo in Italia, anche nella Russia Stalinista, nella Germania Hitleriana, in tutti i totalitarismi.

La vigliacca pastaccia umana.  

La radio è il messaggio

I mezzi servono. Il più fidato collaboratore di Hitler fu proprio Goebbels, cioè, il ministro della propaganda nazista e della radiofonia.

Durante una guerra tutte le nazioni vengono attraversate da pervasive propagande, anche le nazioni democratiche. Il motivo sta nel fatto che è necessario parlare al fronte interno, manipolare l’informazione in modo tale che non si deprimi l’animo dei cittadini. Lo sforzo bellico presuppone uno sforzo unanime da parte del popolo.

Fuori tiro – Minima Moralia (1944)

Nelle comunicazioni relative ad attacchi aerei mancano di rado i nomi delle ditte che hanno fabbricato gli apparecchi: Focke-Wulff, Heinkel, Lancaster appaiono al posto dei corazzieri, ulani ed ussari di una volta. Il meccanismo della riproduzione della vita, del suo assoggettamento e della sua distruzione, è immediatamente lo stesso, e quindi industria, stato e rèclame vengono fusi insieme. Il vecchio paradosso di liberali scettici, “la guerra è un affare”, si è realizzato: il potere statale ha rinunciato persino all’apparenza dell’indipendenza dall’interesse particolare e si pone ormai anche ideologicamente – poiché di fatto lo fu sempre – al suo servizio. Ogni menzione elogiativa della grande ditta in occasione della distruzione di una città contribuisce a farle il buon nome grazie al quale otterrà poi i migliori incarichi al momento della ricostruzione. (Adorno, Minima Moralia)

Di fronte ai documentari di guerra che Adorno vede, ecco la zoommata sulle marche dei bombardieri che distruggono e che andranno poi a ricostruire. Ma mentre Adorno è fuori tiro, Salinger è sotto tiro! E, infatti, nell’ottobre del ’44, quando il filosofo scrive, JD Salinger sta partecipando alla battaglia della foresta di Hürtgen.

La phony war: guerra fasulla di propaganda

Riprendiamo Minima Moralia di Adorno. 

Il calco reificato e irrigidito degli avvenimenti sostituisce per così dire gli avvenimenti stessi. Gli uomini vengono ridotti a spettatori di un documentario che non conosce più spettatori. Perché anche l’ultimo spettatore deve recitare la sua parte sulla tela. Proprio questo aspetto è alla base dello slogan, spesso criticato della phony war. (Adorno, Minima Moralia)

L’idea che dopo questa guerra la vita potrà riprendere normalmente o la cultura essere ricostruita, come se la costruzione della cultura non fosse già la sua negazione è semplicemente idiota. (Adorno, Minima Moralia)

Com’è possibile che possiamo tornare ad essere dei paesi democratici dopo tutto quello che è successo in Europa? Possibile che milioni di ebrei sterminati possano passare inosservati? Possiamo veramente tornare ad essere quelli di prima?

Finchè tutto procede per azione e reazione la catastrofe si perpetua. Si pensi solo alla vendetta di coloro che sono stati assassinati. Se altrettanti ne vengono uccisi dagli altri l’orrore si trasforma in istituzione. (Adorno, Minima Moralia)

Cioè, se davvero vogliamo vendicarci di quanto accaduto dovremmo sterminare tutti coloro i quali hanno permesso tale catastrofe. Ma in questo modo faremmo della distruzione un’istituzione, perpetuando la catastrofe stessa.

E se invece i morti non li vendichiamo e si usa clemenza, il fascismo impunito risulta, nonostante tutto, vincitore e dopo aver mostrato una volta come tutto va liscio si perpetuerà altrove. (Adorno, Minima Moralia)

Che cosa eviterà poi, passato un po’ di tempo, che una simile catastrofe ritorni?

La logica della storia è distruttiva come gli uomini che produce. (Adorno, Minima Moralia)

Non si torna da quella guerra.

The Catcher in the Rye – J D Salinger

Partiamo dal capitolo 18 di The Catcher in the Rye ovvero Il Giovane Holden. Nel precedente articolo abbiamo introdotto il libro e abbiamo tracciato le coordinate della interpretazione del romanzo. Sappiamo che The Catcher in the Rye è un romanzo che ha attraversato tutta la vita artistica di JD Salinger. Lo abbiamo visto attraverso la rilevazione di alcuni segni, che si riferiscono agli anni ’30. I film che piacciono a Phoebe, ad esempio, sono tutti del ’35 o del ’38. O anche il ballare il tip tap o il jitterbug. 

Nei capitoli 16, 17 e 18, però, abbiamo riferimenti al 1949, quando Holden dice di aver acquistato dei biglietti per I Know my love diretto da Alfred Lunt

Come ammazzare il tempo al cinema

Siamo al capitolo 18, tutto è avvenuto. Il giovane Holden ha appena scaricato Sally e si dirige al Radio City per ammazzare il tempo. Gira e rigira sempre al cinema va a finire!

Assiste prima ad un varietà natalizio e poi ad un film, che sembra quasi la brutta copia de I migliori anni della nostra vitaIl film è molto phony e parla di questo reduce che torna dalla guerra in stato di amnesia causata da una nevrosi di guerra. Sebbene fosse molto comune all’epoca un film del genere, la trama è stata interamente inventata da JD Salinger. Cioè, il film di cui parla nel capitolo 18 a pag. 163 non esiste.

Parlava di un inglese, Alec qualcosa, che va in guerra e all’ospedale perde la memoria e via dicendo. […] In realtà è un duca, solo che lui non lo sa. (pag. 163) 

Nella trama del film inventato il protagonista incontra una ragazza con la quale condivide la passione di Charles Dickens. Sicché scrive un libro grazie al quale diventa famoso e per cui viene riconosciuto dalla sua fidanzata di un tempo. Nel frattempo, però, il fratello medico della ragazza che ha appena conosciuta è anch’egli un nevrotico di guerra e anche un ubriacone. Però, alla fine, tutto si risolve: la madre di lei viene operata dal fratello medico ubriacone, che nel frattempo si riprende dalla nevrosi. Alec riacquisisce la memoria e sposa la ragazza.

Insomma, l’apoteosi del phony!

La guerra – Un’impresa da pazzi

A un certo punto, nel capitolo 18 di The Catcher in the Rye, ecco che spuntano alcune riflessioni sulla guerra.

[…] mi sono messo a pensare un po’ alla guerra e così via. I film di guerra mi fanno sempre quell’effetto. Non credo che reggerei se dovessi andare in guerra. Non reggerei proprio. (pag.165)

Non reggerebbe, prima di tutto perché dovrebbe condividere tempo e spazio con gli altri commilitoni. E questo ovviamente non può non farci pensare a tutte le volte in cui il ragazzo è stato picchiato. Proprio a partire dal suo compagno di stanza Stradlater.

Mio fratello D.B. nell’esercito ci ha passato quattro anni. Ha fatto anche la guerra con tanto di sbarco in Normandia e via dicendo, ma più che la guerra secondo me ha odiato l’esercito(pag.165)

Insomma, D.B. ha molte cose in comune con JD Salinger stesso. La differenza sta nel fatto che D.B non è stato mai sotto tiro, come Salinger, perché faceva da autista ad un generale. E che, per fortuna!, non ha mai dovuto sparare, perché:

[…] non avrebbe saputo da che parte sparare. Diceva che nell’esercito c’erano tanti di quei bastardi da fare invidia ai nazisti. (pag.165)

E semmai ci fosse un’altra guerra preferirebbe essere sparato di fronte ad un plotone di esecuzione. E addirittura afferma:

[…] sono felice che abbiano inventato la bomba atomica. Ci fosse mai un’altra guerra, io prendo e vado a sedermici sopra, altro che. (pag.166)

Cioè, se ci fosse un’altra guerra è meglio farla finita tutti!

The Catcher in the Rye – If a body catch a body

Nel capitolo 16 compare quel motivetto che dà il titolo all’intero libro The Catcher in the Rye. Il motivetto è preso da una canzone scozzese di Robert Burns, storpiato, però di un verbo (meetcatch). La canzone di Burns dice:

Gin a body meet a body
Coming through the rye;
Gin a body kiss a body,
Need a body cry? (pag 251)

Il motivetto viene canticchiato da un bambino sui sei anni, che cammina sul ciglio della strada, mentre i genitori non sembra si interessino del pericolo che corre.

Quella immagine di quel bambino chiuso in se stesso tranquillizza Holden.

L’attrazione di Holden per l’infanzia

Quante volte nel corso del romanzo abbiamo incontrato i bambini? E la venerazione che ha per la sorellina Phoebe? Per non parlare di quel bambino prodigio che fu il povero e defunto Allie?

In The Catcher in the Rye il giovane Holden sembra perennemente attratto dall’infanzia e lo manifesta attraverso l’immagine, nel capitolo 16, del Museo di Storia naturale.

La cosa migliore di quel museo, però, era che tutto rimaneva sempre esattamente dov’era. Nessuno si muoveva. (pag.142)

Nessuno cambiava mai. L’unico che cambiava eri tu(pag.143)

Il tempo passa, tutti cambiano, mentre l’eschimese sotto teca è rimasto identico. Holden non voleva uscire dall’infanzia e non voleva che le cose gli sfuggissero via di mano. Si potesse mettere tutto sotto teca!

L’infanzia è l’unico momento di pienezza. Per questo motivo il bambino che canticchia quel motivetto, a rischio della propria vita, perché cammina sul ciglio della strada rallegra Holden. Per JD Salinger l’unica possibilità di vita reale, non phony, è rimanere in una sorta di eterna fanciullezza.

Solo i bambini non si atteggiano. Solo i bambini non costruiscono una propria rappresentazione di sé all’interno di un immaginario. Quello stesso immaginario che nasconde qualcosa di spaventoso.

Certe cose dovrebbero rimanere come sono. Dovresti poterle mettere in una di quelle grandi teche, e poi lasciarle in pace. (pag.143) 

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