tipi di scrittura in psicolinguistica

Introduzione – Tipologie di scrittura

In questo lungo articolo che mi appresto a scrivere su Tipi di scrittura o Tipologie di scrittura parlerò dei Sistemi di scrittura sviluppati.

Abbiamo visto, nel primo articolo dedicato alla evoluzione del linguaggio e alle differenze tra oralità e scrittura, che l’oralità è qualcosa di universale. La scrittura, invece, ha a che fare con la tecnica. L’invenzione di un vero e proprio medium che resiste al tempo. Verba volant, scripta manent. 

L’apprendimento della parola orale avviene in modo uniforme a prescindere dalla posizione geografica e della lingua naturale. Significa dire che, più o meno, le fasi di apprendimento del parlato sono identiche per un cinese e per un italiano. Al contrario, quelli che definiamo tipi di scrittura influenzano il linguaggio e le modalità di apprendimento.

Tipi di scrittura

Cominciamo subito con la rassegna delle maggiori tipi di scrittura che caratterizzano le civiltà alfabetizzate.

  • Sistemi logografici – Cinese, Kanji
  • Sistemi sillabici – Kana, Cherokee
  • Sistemi alfabetici 
    • Consonantico
    • Regolare
      • fonologicamente trasparenti
      • ortograficamente opachi

Sistemi di scrittura logografici: corrispondenza biunivoca simbolo-parola

Questa tipologia di scrittura è costituita da simboli. Ogni simbolo corrisponde ad una parola e non a suoni del sistema fonetico. Ogni simbolo viene definito logogramma ed è formato da un carattere o da un insieme di due caratteri. Non v’è alcun rapporto tra segno e singoli suoni della parola.

L’emblema dell’arbitrarietà del segno!

Sistemi di scrittura sillabici: corrispondenza approssimativa segno grafico-sillabe

Ogni sillaba, costituita da una consonante più una vocale o solo da vocali corrisponde ad un suono. Tale suono può essere vocalico o consonantico.

Una questione segno-suono!

Sistemi di scrittura alfabetici

Nei tipi di scrittura a sistema alfabetico, ad ogni segno corrisponde un suono distinto detto fonema. Il caso emblematico è quelle delle coppie minime, laddove ad una variazione di suono corrisponde una variazione di significato.

Esistono due diversi tipi di sistemi alfabetici:

  • Sistemi alfabetici consonantici.
    Corrispondono alle lingue semitiche (arabo, ebraico), nella cui scrittura vengono riportati solo i segni che corrispondono a suoni consonantici.
  • Sistemi di scrittura regolari.
    Corrispondono alle lingue europee, nella cui scrittura vengono riportati segni scritti. Ad ogni segno o insieme di segni corrisponde un suono fonetico. Ci sono due tipi di scrittura alfabetici:

    • sistemi di scrittura fonologicamente trasparenti.
      Ogni segno corrisponde (tendenzialmente) ad un fonema. Questo è il caso di lingue come l’italiano in cui abbiamo una corrispondenza biunivoca grafemafonema.
      ES. Mano = /mano/
    • sistemi di scrittura ortograficamente opachi.
      Ogni segno non corrisponde in modo biunivoco ad un fonema. Si tratta di lingue come l’inglese, che presenta una netta divisione grafemafonema.
      ES. Head =  /hɛd/

Ipotesi della profondità ortografica

Conosciuti i diversi tipi di scrittura nei suoi sistemi e sotto-sistemi cominciamo a trarre alcune considerazioni. È chiaro che a seconda del sistema avremo diverse strategie di lettura.

Nelle lingue ortograficamente opache, dobbiamo imparare fonologia, ortografica e semantica della parola. Questo vuol dire che non possiamo, come facciamo con l’italiano, apprendere una lista alfabetica di grafemi (il segno linguistico) in correlazione con il fonema (il suono linguistico). Nelle lingue fonologicamente trasparenti, infatti, la lettura comporta la scomposizione lettera per lettera per avere il suono complessivo della parola.

Per un approfondimento vi consiglio di leggere il capitolo 2 di Laudanna (Il Linguaggio, pag.27-31)

Riconoscimento delle parole scritte

Cosa sono le parole?

Le parole sono per la psicolinguistica unità di base della stessa importanza per la biologia. Esse hanno una struttura interna cui sono dedicati meccanismi specifici di computazione con altrettanto dettagliati correlati neurali (Cacciari, pag. 121)

Dire, quindi, che la parola è quell’insieme di lettere tra due spazi bianchi è un errore. Innanzi tutto perché esistono parole il cui significato compiuto è racchiuso in forme mofologiche complesse (parliamo delle parole composte e dei gruppi nominali – es. Casa Bianca è diverso da casa). Per non parlare di quei termini costituiti da più unità collegate da un trattino (pay-off)

Insomma, dov’è il confine tra le parole? Per dare una risposta a tale domanda è necessario studiare la segmentazione del parlato e il riconoscimento delle parole scritte.

La lettura di parole singole

La lettura di una parola è un processo automatico, che in parte si svolge al di fuori della consapevolezza. Cioè: quando leggiamo svolgiamo una serie di operazioni in gran parte automatiche, frutto di un lungo periodo di apprendimento. Leggere le parole è un insieme di processi, che non richiede un dispendio di energie cognitive, sebbene tutti i processi che compiamo siano assolutamente difficili da riprodurre.

Quando leggiamo attiviamo un codice fonologico (lo studio dei suoni di una lingua) e un codice semantico (l’insieme dei significati che compongono il nostro dizionario mentale).

Come provare l’automaticità della lettura: Effetto Stroop

A partire dalla ipotesi circa l’immediatezza e l’automaticità della lettura di parole si utilizza il metodo sperimentale. Obiettivo è avvalorare l’ipotesi per mezzo di esperimenti, che mettono in luce un aspetto o un altro a seconda di quale variabile viene scorporata.

Nel caso dell’effetto Stroop si vuole avvalorare l’ipotesi che leggere è un processo automatico.
Come?
Osservando gli errori. Il concetto è sempre lo stesso: sbagliando si impara!

L’esperimento.

Test: Si prendono tre parole che indicano colori.
Consegna: Si chiede al tester il colore della parola (e non di leggere la parola) nel minor tempo possibile.

TAVOLO ⇒ Parola di controllo
ROSSO ⇒ Condizione Congruente
VERDE ⇒ Condizione Incongruente

Per la condizione congruente si nota una sostanziale rapidità nella lettura della parola rosso, al contrario della condizione incongruente (la scritta verde colorata di blu). In questo caso, in cui il tester dovrebbe dire blu si assiste ad una grossa percentuale di errori. Questo perché risulta difficile scorporare la parola in sé dal suo significato, in una lingua naturale. La parola di controllo è stata inserita per osservare il tempo che il soggetto specifico impiega a leggere una parola.

L’effetto Stroop è la prova che leggere è un processo automatico, a basso sforzo cognitivo e rapido. 

I tratti ortografici nei tipi di scrittura

Nel riconoscimento di parole all’interno di tipi di scrittura alfabetici è necessario prendere in considerazione il ruolo dei tratti ortografici.

In generale possiamo affermare che il riconoscimento delle parole scritte consta di tre parti importanti:

  1. Tratti ortografici
  2. Lettere alfabetiche
  3. Parole

Dalla combinazione dei tratti abbiamo le lettere alfabetiche. Dalla combinazione delle lettere alfabetiche abbiamo le parole. Questi tipi di combinazioni stanno alla base della ortografia. Vedremo in seguito che le combinazioni di morfemi sono alla base della morfologia, mentre la sintassi è la combinazione di sequenze di parole.

Hubel & Wiesel (1962) – Studi del sistema visivo dei mammiferi

Hubel e Wiesel negli anni ’60 si chiesero quanto fossero importanti i tratti ortografici per il riconoscimento delle parole. Per capirlo iniziarono a studiare la corteccia cerebrale dei gatti, tramite l’elettroencefalogramma (ERP). Ad ogni stimolo visivo, come ad es. una diagonale, corrispondeva un’attivazione cerebrale in corrispondenza della corteccia visiva. Questo vuol dire che ci sono delle aree del cervello specializzate nel riconoscimento di stimoli visivi: contorni, fessure e linee. 

Di Hubel e Wiesel abbiamo il primo raggruppamento di tratti ortografici. Consiste in una matrice in cui si incrociano tratti distintivi e lettere dell’alfabeto inglese. La presenza o l’assenza di un tratto viene indicato con il segno  o +.

Esperimento su tratti simili/dissimili.

Test: Presentazione di una stringa di lettere simili o dissimili per tratti.
Consegna: Trovare la lettera nella stringa di lettere in mezzo secondo

T H K S M N
G R D R S G

Risultato: Nella stringa composta da lettere con tratti curvi è più difficile trovare la lettera rispetto alla stringa con tratti dritti.

Assunti – Premesse logiche ed empiriche sul riconoscimento di tratti

Se è vero che esistono delle zone del cervello specializzate nel riconoscimento dei tratti, allora la lettura potrebbe essere un processo sequenziale che parte dai tratti. Almeno questi sono gli assunti, cioè le premesse logiche ed empiriche, che sono stati dati a partire da Hubel e Wiesel.

Tali assunti sono:

  1. Il riconoscimento delle parole è un processo seriale che va dai tratti alle parole;
  2. La rappresentazione immagazzinata in memoria è una descrizione basata su liste di tratti, di cui è specificata posizione e forma;
  3. L’input è il disaggregato dei tratti costitutivi;
  4. L’identità dell’input è determinata dalla selezione della lista di tratti ad esso più simile (maggiore è la somiglianza tra i tratti simili e maggiore sarà il tempo per riconoscere le lettere – vedi esperimento sui tratti).

Prima di analizzare il modello che ha cercato di dare una risposta teorica a tali assunti, dobbiamo capire quali sono le logiche di elaborazione. Per correttezza metodologica è necessario sapere che esistono due tipi di approcci per la costruzione di modelli di tipo sequenzialeprocedurale. Un esempio di modello, forse più vicino al nostro quotidiano, è un Database. Un insieme di dati può essere costruito tramite un approccio Bottom-up (dal particolare al generale) oppure Top-down (dal generale al particolare).

Logiche di elaborazione – Bottom up & Top Down

Nella elaborazione delle parole esistono due tipi di logiche o approcci: uno dal basso verso l’alto e l’altro dall’alto verso il basso.

Teoria Data Driven – Bottom up.

L’elaborazione delle parole comporta una lista di operazioni:

  1. Riconoscimento dei tratti ortografici;
  2. Accorpamento dei tratti;
  3. Composizione della parola;
  4. Combinazione delle parole;
  5. Comprensione.

Teoria Conceptually Driven – Top Down.

  1. Visione del contesto;
  2. Scomposizione nelle sue parti e caratteristiche.

Modello Pandemonium – Selfridge (1959)

Un modello psicolinguistico che si occupa del riconoscimento dei tratti è il Pandemonium di Selfridge teorizzato nel 1959. Il nome viene dal Paradiso Perduto di Milton.

Questo modello si basa sull’inglese, ma può essere applicato per tutti tipi di scrittura. Il Pandemonium è costituito da diversi livelli che vengono chiamati demoni che operano per processi sequenziali.

Input
Elaborazione del segnale
Output
Demone Visivo
Demoni dei tratti
Demoni cognitivi
Demone Decisionale
Attivazione della
memoria iconica
Ricerca del
tratto tramite
28 rilevatori
specializzati
Elaborazione
del segnale inviato
dai demoni cognitivi
Selezione della lettera
con il massimo livello
di attivazione
Spiegazione al Pandemonium

Nel Pandemonium il riconoscimento delle parole avviene a partire dall’immagine della parola (sensory stimulus) che leggiamo, ad esempio, su un display. Questa immagine, per esempio una A, attiva il nostro demone visivo e cioè la nostra memoria iconica.

A partire dall’input si passa alla elaborazione dello stimolo visivo attraverso la sua scomposizione in tratti. Qui si attivano i demoni dei tratti che, tramite i suoi 28 rilevatori specializzati per ogni tratto, cercano quello che è probabile sia presente nell’immagine. Sicché la nostra A verrà scomposta in due tratti obliqui e uno orizzontale / – \.

Si passa, poi, ai demoni cognitivi che ricevono i tratti selezionati dai demoni del livello precedente. Procedono con una correlazione su base probabilistica dei tratti ricevuti con le lettere contenute in memoria. Il tratto orizzontale, ad esempio, si collega alla L, alla F, e così via. Saranno scartate quelle lettere che non possiedono i tratti selezionati nelle fasi precedenti.

Infine il demone decisionale seleziona quella lettera che ha più tratti in comune con quelli rilevati. La A, appunto.

Questo è, dunque, ad un tipo di modello che ha le caratteristiche della sequenzialità e della logica di elaborazione di tipo bottom-up. Infatti elabora il segnale dalla scomposizione dell’immagine in tratti fino alla riproduzione della lettera per interno. Tuttavia abbiamo alcune perplessità derivanti dal fatto che esistono diversi fattori che influenzano la lettura delle parole e che in questo modello teorico non vengono tenute in considerazione.

Effetto di superiorità della parola – Reicher (1969)

Quali sono questi altri fattori che influenzano la lettura delle parole scritte?

Quando leggiamo le nostre saccadi (cioè i movimenti degli occhi da destra a sinistra o viceversa a seconda dei tipi di scrittura) vediamo circa 10 caratteri da 0 a 20 secondi. Questo vuol dire che i nostri occhi non vedono la singola lettera nello spazio affollato di lettere, ma acchiappano più caratteri messi assieme in un’unica parola. Pertanto l’approccio non può essere dal basso verso l’alto, quindi dal tratto alla parola, ma viceversa.

Lo stesso Selfridge stesso si rese conto della incorrettezza del Pandemonium. Si veda a pag. 147 di Cacciari (Effetto del contesto sul riconoscimento delle lettere, Selfridge).

Per comprovare la tesi della superiorità della prola, Reicher ha svolto una serie di esperimenti che hanno screditato il modello Pandemonium.

Ricordatevi che nello studio di neurolinguistica e psicolinguistica l’analisi va fatta per prove e controprove. Vi sentirete spaesati perché non c’è niente di certo, ma ricordatevi che qui si parla del fluido linguaggio. L’avete mai letto Bauman?

Torniamo a Reicher. Vi parlerò di un solo esperimento, gli altri li potete trovare sul Cacciari, capitolo 6 pag. 192.

Esperimento sul word superiority effect

Test:

  1. Presentazione di uno stimolo (una lettera) seguito da un altro stimolo (una parola o non-parola)
  2. Presentazione di un’interferenza
  3. Presentazione di un stimolo (due lettere)

Consegna: Dire quale delle due lettere presentate nella fase 3 è presente nella stringa della fase 1.

Fasi 
Lettera
Parola 
Non-parola 
Interferenza
1
H
CASH
CSAH
2
xxxxxx
3
H,T
Risultati 
consegna
Rapidità e 
correttezza
Lentezza ed 
errori
Spiegazione al word superiority effect

Fase 1 – Prendiamo il caso in cui dopo la lettera H viene presentata al tester la parola CASH. Lo stimolo compare in termini di millisecondi, per sfavorire il ricordo iconico (la memoria iconica funziona a partire da 2 secondi).

Fase 2 – Viene presentato uno stimolo interferente, ad esempio una serie di x, in modo tale da confondere ulteriormente le acque.

Fase 3 – Vengono presentate due lettere.

Il Task (la consegna) è: quale delle due lettere troviamo nella parola vista nella fase 1 (CASH)?

Prendiamo, invece, il caso in cui dopo la lettera viene presentata una non-parola, cioè una sequenza di lettere che non sono presenti nella lingua naturale in esame (in questo caso l’inglese): CSAH. Poi l’interferenza e infine le due lettere.

I risultati ci dicono che, quando la lettera veniva associata alla parola, il riconoscimento della lettera era più rapido. Questo dimostra una superiorità della parola, che viene attivata automaticamente all’interno della nostra memoria. Al contrario, per le non-parole non c’è rapidità nel riconoscimento della lettera associata ad essa e, se c’è la consegna corretta, essa risulta più lenta.

Il word superiority effect dimostra che la lettura non è un processo a stadi, ma un meccanismo interattivo. Inoltre, Reicher ci dimostra anche un altro fenomeno che comprenderemo meglio dopo: il priming semantico.

Per un approfondimento vi consiglio di lettere il capitolo 6 di Cacciari (paragrafo 2, pag. 187-194) e il cap.2 di Laudanna (paragrafo 3., pag. 31-35).

Nel prossimo articolo si parlerà del ruolo di lettere e parole nel riconoscimento delle parole scritte. 

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